YANGCHUANOSAURUS & CHUNGKINGOSAURUS (PNSO Dinosaur Museum Series, 2019)

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Il set “Dayong the Yangchuanosaurus and Xiaobei the Chungkingosaurus” PNSO è uno dei modelli venduti nella “Dinosaur Museum Series” della ditta cinese. Le sculture erano ritenute fino a poco tempo fa essere opera di Zhao Chuang in persona, ma un recente post dell’utente acro-man su Dinosaur Toy Forum ha spiegato che Chuang si occupa prevalentemente di illustrazione e scultura a grandezza naturale, mentre molti dei modelli in scala ridotta sono opera di scultori del suo Workshop. Tuttavia, lo stile della scultura porterebbe a presupporre che questo sia uno dei casi in cui il modello è opera di Zhao Chuang in persona (almeno per quanto riguarda lo Yangchuanosaurus).

La confezione è realizzata in cartone, di colore bianco. Sul lato superiore è presente una foto del modello assemblato, mentre sul retro presenta scritte in cinese. Sollevato il coperchio, i modelli sono adagiati in Foam bianco, che li protegge durante il viaggio: per quanto la mia scatola abbia riportato una leggera botta ad un angolo durante la spedizione, i modelli non ne hanno risentito. Nella confezione sono presenti Yangchuanosaurus, Chungkingosaurus, la base, una sagomina di plastica per evitare che gli arti di Yangchuanosaurus si pieghino nel trasporto e un libretto esplicativo bilingue (inglese/cinese), stampato in carta lucida, con un racconto (in termini piuttosto mitizzati) della scoperta dei fossili, una spiegazione degli obiettivi della PNSO e Skeletal dei due animali accompagnati da una sagoma umana per il confronto dimensionale.

Yangchuanosaurus è chiaramente il pezzo forte del Set. Scoperto nel 1978 (Dong et al.) in Cina, questo teropode è stato avvicinato ai Ceratosauridae (Paul, 1988) per poi essere riconosciuto come facente parte dei Sinraptoridae (poi ribattezzati Metriacanthosauridae per ragioni di priorità) con la scoperta del genere affine Sinraptor. È stato realizzato in forma di figura in PVC altre due volte, dalla Safari LTD nel 1993 e dalla Colorata nel 2009.

Alla specie sono assegnati due fossili, l’olotipo (CV 00215), lungo circa otto metri, e l’esemplare riferito CV 00216 (ex olotipo di Yangchuanosaurus magnus). Particolare interessante è che l’olotipo (l’esemplare di taglia inferiore) presenta un cranio da 78 cm e un femore da 85 cm, mentre l’esemplare riferito (e più grosso) mostra un cranio (incompleto) da 110 cm (mandibola da 107 cm) e un femore da 95 cm, implicando un apparente cambiamento piuttosto serio nella morfologia dell’animale durante la crescita a partire da proporzioni piuttosto “normali” per un Allosauroide. Peccato che il modello PNSO non si adatti perfettamente a nessuno dei due animali: non ha le assurde proporzioni di CV 00216 e la taglia (in rapporto a Chungkingosaurus) si allinea meglio con CV 00215, ma d’altro canto ha il collo troppo corto per rappresentare CV 00216 (nell’ontogenesi dei teropodi si tende ad osservare un collo più corto negli adulti rispetto agli esemplari giovani), nonché il cranio forse troppo allungato. Come dicevo, le sue proporzioni non riflettono gli skeletal più recenti di questo animale, ma sono piuttosto simili a quello che compare in Paul, 2016. Data l’elevata popolarità del lavoro di G.S.Paul, non sorprende che sia stato usato come riferimento, se così è avvenuto, ma una maggiore ricerca sarebbe stata gradita.

Il modello è scolpito in PVC rigido, che permette un elevato livello di dettaglio. Si consiglia cautela nella manipolazione, dato che la stessa rigidità del materiale potrebbe risultare in danno cospicui in caso di caduta. La lunghezza, dalla testa alla coda e seguendo la curvatura del corpo, è di circa 27 cm.

Se andiamo ad osservare il modello, è chiaro che – nonostante il 2019 sia praticamente dietro l’angolo, parliamo di un’era diversa dei modelli PNSO, a cominciare dallo Shrink-wrapping (anche se potrebbe essere peggiore), dalla posa contorta e dai dettagli profondamente incisi.

Gli occhi arancioni potrebbero essere dipinti con più cura, e stonano un po’ se rapportati al dettaglio della colorazione del corpo; io ho avuto fortuna, ma ho visto alcuni esemplari con gli occhi stampati male, ed è un dettaglio difficile da non notare e che rischia di compromettere la resa del modello. Narici e aperture auricolari sono nella posizione corretta. La mandibola è articolata e si spalanca fino a circa 45°, un’apertura ragguardevole che richiama la tremenda abilità di spalancare le fauci degli Allosauroidea (quasi 180° in Allosaurus!). Il modello presenta labbra esterne – un carattere della cui presenza ancora si dibatte e che manca nei PNSO più recenti, a sostegno del fatto che lo Yangchuanosaurus è stato scolpito in un’altra “era” – che celano i denti. Questi appaiono scolpiti singolarmente nella mascella superiore, mentre in quella inferiore sono racchiusi nel tessuto gengivale, un particolare che ricorda i rettili predatori attuali (ad esempio i varani). L’interno della bocca – e, per ragioni a me non del tutto chiari, la regione attorno agli occhi – presentano uno strato di vernice lucida, per aumentarne il realismo. Particolare degno di nota è la presenza delle coane sul palato, particolare spesso tralasciato.

Partendo dalla nuca e fino a due terzi della coda corrono una serie di spine cornee. Non abbiamo fossili di pelle di Yanchuanosaurus e nessun impronta di teropode mostra strutture del genere (quelle che si avvicinano di più appartengono ad un Diplodocidae non determinato), quindi si possono considerare una licenza artistica dello scultore. È apprezzabile come le spine siano irregolari, variando di altezza e curvando leggermente di lato rispetto all’asse del corpo, imperfezioni comuni nei rettili attuali che mostrano caratteristiche simili: aiuta a conferire al modello un aspetto da animale reale e con una sua storia, non un’immagine idealizzata. Lungo il dorso, alla base delle spine neurali, corre su ciascun lato anche una fila di grosse squame, che ricorda i tubercoli delle impronte di pelle di Carnotaurus. Di nuovo, una speculazione da parte dello scultore. Il resto della pelle è profondamente inciso da solchi (tratto tipico dei lavori di Zhao Chuang) e da squame rettangolari che, per quanto troppo grosse per un teropode (le impronte che abbiamo mostrano squame millimetriche, pressoché invisibili – a meno che l’osservatore non sia ad una vicinanza tale da correre un serio pericolo da parte dell’animale!) danno alla scultura un aspetto dettagliato che alcuni sicuramente apprezzeranno. Per quanto mi riguarda, sia queste che le spine si potevano tranquillamente omettere, ma ammetto che la resa è piacevole e che le dimensioni delle squame sono tali da non disturbare troppo. Sotto le ossa pubiche ci sono squame più grosse, che ricordano vagamente quelle trovate sulla coda di Concavenator.

Le zampe anteriori presentano le dita della lunghezza e del numero di falangi appropriato e – cosa comune per i PNSO – sono contratte anziché nella posizione di riposo dei teropodi. Dato che il diorama rappresenta un attacco, ci può stare, anche se si ritiene che gli arti anteriori venissero mantenuti rilassati quando non in uso, ed entrassero in funzione solo dopo che il cranio aveva sferrato un primo colpo. Il secondo e terzo dito presentano scudi (quelle squame piatte che si vedono sulle zampe degli uccelli), ma stranamente il primo no. La presenza degli scuti – che sono piume modificate, più che vere e proprie squame – è speculativa, dato che non sappiamo se Yangchuanosaurus avesse antenati piumati o fosse piumato lui stesso. Gli scuti sono presenti anche sulle dita dell’arto posteriore.

Chungkingosaurus è uno stegosauridae descritto da Dong et al. nel 1983. È conosciuto per tre esemplari (CV 205, CV 207, CV 208), nessuno di essi completo. Le dimensioni del blocco ilio/sacrale (meno della metà del contemporaneo Tuojiangosaurus), unito al grado di fusione delle ossa, suggerisce che Chungkingosaurus fosse tra i più piccoli stegosauridi. Al contrario, Paul (2016) ritiene Chungkingosaurus un subadulto di Tuojiangosaurus. La lunghezza è stimata attorno ai quattro metri. È stato realizzato in precedenza in PVC una volta sola, dalla PNSO stessa, in un modello in scala maggiore. Data l’incompletezza dei fossili, è difficile valutare la correttezza di questo modello, che appare una versione in scala ridotta ma modificata di una scultura apparsa in più esibizioni della PNSO (ad esempio, la bocca è chiusa). Il materiale è un PVC più morbido di quello di Yangchuanosaurus, forse per non rischiare di rovinare le spine – anche se il teropode presenta dettagli altrettanto fragili nonostante il materiale più rigido – e per questa ragione, il livello di dettaglio appare inferiore. La lunghezza dalla testa alla coda è di circa 17 cm.

È pressoché impossibile, date le dimensioni e il livello di dettaglio, capire se il modello mostri o meno un becco corneo. Sotto la tipica testa da stegosauro, Chungkingosaurus sembra presentare gli osteodermi che sono stati rinvenuti solo in Stegosaurus e che proteggono il collo, ma potrebbe anche trattarsi di una semplice sacca golare. Dalla nuca partono due file appaiate – tipiche degli Stegosauridae cinesi e a differenza di generi come Stegosaurus – di placche ossee e spine. Il colore rende difficile distinguerle e la transizione è graduale, ma il modello sembrerebbe presentare un thagomizer con sei spine. C’è discussione sul numero di spine con cui terminerebbe la coda di Chungkingosaurus, con numeri che variano da quattro ad otto. Sei è un numero comune con cui l’ho visto ricostruire. Fino alla nona piastra dorsale, lungo i fianchi ci sono anche molteplici osteodermi o squame rilevate (a distinguerli, tecnicamente, è il fatto che presentino o meno un nucleo osseo, cosa ovviamente impossibile da verificare nel modello), che si trasformano in una singola fila e quindi terminano in corrispondenza della dodicesima placca ossea. L’unico stegosauridae a presentare certamente osteodermi lungo i fianchi è il basale Huayangosaurus; fossili non descritti sembrerebbero suggerirne la presenza in uno Stegosauridae ritrovato nella provincia del Sichuan, ma – finché non ci sarà una pubblicazione che li assegnerà ad un genere preciso – la presenza di questa caratteristica in Chungkingosaurus è da ritenersi speculativa. Alla base degli arti anteriori spuntano due lunghe spine: questo carattere, detto spine parascapolari, è comune negli Stegosauridae, ma di nuovo non ci sono fossili che lo confermino o lo smentiscano per questo genere. La mano presenta correttamente quattro dita, ma sembrerebbe portare un artiglio anche sul terzo dito: la mano degli Stegosauridae aveva unghie solo sulle prime due dita, ma il dettaglio è così minuto che potrei sbagliarmi. Spesso gli stegosauri vengono rappresentati con arti elefantini, ma è un errore: la mano presentava una conformazione semicircolare simile a quella dei sauropodi, e – nonostante le piccole dimensioni – questo dettaglio è fedelmente riportato nel modello PNSO.

La base rappresenta il suolo di una foresta, con rami ed un tronco caduto. È dipinta in maniera abbastanza superficiale, anche se convincente dalla distanza, con solo il tronco in un colore diverso. Chungkingosaurus poggia in maniera stabile nelle orme predisposte, ma è presente un perno di metallo in cui inserire il piede sinistro di Yangchuanosaurus. Purtroppo un perno solo non è sufficiente ed è quasi inevitabile che il modello inizi presto a piegarsi sul fianco, data la posa. Altra critica è il fatto che la base sia realizzata in semplice PVC, quando ditte concorrenti producono modelli a prezzi analoghi ma con la base realizzata in resina, che permette un livello di realismo decisamente maggiore (si vedano, ad esempio, le basi di Vitae e REBOR).

In definitiva, per quanto possa gradire l’attenzione mostrata per due generi che sicuramente non ricevono molta attenzione da parte delle case produttrici, e per quanto il dettaglio sia apprezzabile, non posso fare a meno di pensare che i 65 dollari richiesti su Amazon.com siano un prezzo troppo elevato per quella che è la qualità generale. Il prezzo sarebbe stato già più giustificato se Chungkingosaurus fosse stato realizzato nello stesso materiale e con la stessa finezza di dettaglio di Yangchuanosaurus e, soprattutto, se fosse stato aggiunto un secondo perno per Yangchuanosaurus, prevenendo la necessità di ricorrere a rimedi casalinghi per impedire alla figura di cadere. Che il PVC tenda a piegarsi è risaputo e non le avrei fatto una colpa se questo fosse un modello privo di base, ma questo diorama è uno dei pochi casi in cui si sarebbe potuto fare qualcosa per arginare il problema – o almeno provarci. Fortunatamente si può trovare su Aliexpress a prezzi inferiori, e in questo caso è sicuramente consigliato, è un diorama di grande effetto di una scena che sarebbe potuta avvenire nell’Oxfordiano del Sichuan.

Bibliografia:

Maidment S.C.R; Wei G. (2006) A review of the Late Jurassic stegosaurs (Dinosauria, Stegosauria) from the People’s Republic of China, Geological Magazine 143(5): 621-634

Paul G.S. (2016) The Princeton Field Guide to Dinosaurs (2nd edition), Princeton University Press, 360 pp.

deviantart.com/spinoinwonderland/art/Yangchuanosaurus-shangyouensis-skeletals-600792863

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