Speciale Carnegie: Concavenator

Altro sguardo a una figura del passato, per ricordare capitoli entusiasmanti nella storia del Paleo-Collezionismo!
Guest Review di Leyster, foto di RobinGoodfellow

Concavenator corcovatus (Ortega et al., 2010) è un carcharodontosauridaae del Barremiano (Cretaceo inferiore) della Spagna. È conosciuto per un singolo scheletro quasi completo che presenta associate anche impronte del tegumento. Questo animale è celebre principalmente per la presenza di spine neurali allungate davanti alla regione sacrale e presunte papille ulnari nell’arto anteriore. Era il più piccolo carcharodontosauridae descritto prima della scoperta di Lasjavenator.

Come si può leggere nello stampo, la scultura in PVC della Carnegie Collection (opera di Forest Rogers) è stato rilasciata nel 2013 – tre soli anni dopo la pubblicazione – e rappresenta l’ultimo modello di questa serie a figurare un nuovo genere anziché il remake di una specie già realizzata.

Il Concavenator Carnegie è lungo 25 cm ed è pubblicizzato in scala 1.25, che è quasi corretto – è un po’ troppo grande e sarebbe più accurato 1.23. L’animale è in posa pressoché neutrale, eccetto per la punta della coda e la testa. Il capo è girato a sinistra e verso l’alto e le mascelle sono aperte. Le zampe posteriori sono leggermente divaricate e questo, aggiunto alla punta della coda piegata a toccare il terreno, permette al modello di essere stabile e di mantenere il dorso pressoché orizzontale. Uno studio dettagliato di Concavenator è stato realizzato soltanto nel 2018 (Cuesta Fidalgo, 2018), quindi Rogers si è trovata a lavorare esclusivamente con l’ausilio della pubblicazione originale e dei pochi skeletal che erano stati realizzati all’epoca – tutti più o meno errati in un particolare o nell’altro. Tuttavia, il risultato è ancora oggi soddisfacente se confrontato con gli skeletal prodotti dopo il nuovo studio (come quello di randomdinos), con solo il collo e gli arti posteriori che potrebbero essere più allungati.
La plastica di base è grigio chiaro, il corpo è terra di Siena con larghe strisce verticali terra di Siena bruciata, che sembra essere stato usato anche come lavatura per evidenziare i dettagli. La vela sul dorso è esteriormente rosso sangue e internamente giallo crema. Lo stesso giallo crema è stato usato per i denti e il rictus e probabilmente – diluito – per la fascia chiara che traccia la sommità del capo. L’interno della bocca e le narici sono rosa scuro (purtroppo uniforme e senza lavature), gli artigli sono grigio scuro e gli occhi – contrariamente a molti modelli della Carnegie Collection – sono completamente neri. Posa e colori ricordano la statua a grandezza naturale – soprannominata “Pepito” – temporaneamente esposta nella città di Cuenca , vicino al sito del ritrovamento, ma probabilmente si tratta solo di una coincidenza, dato che la statua è stata inaugurata a marzo 2015.

Nonostante la lavatura di terra di Siena bruciata, ad un’occhiata superficiale i dettagli appaiono meno evidenti rispetto ad un Carnegie di solo un paio di anni prima, come il Cryolophosaurus. Forse insistere con la lavatura non avrebbe guastato. Tuttavia, ad un esame più attento, la scultura mostra la solita attenzione per i particolari unita ad un’eleganza “pauliana” che si ritrova nelle ultime sculture di Forest Rogers per la Safari. Le squame non sono scolpite singolarmente, ma ad una simile scala l’effetto sarebbe apparso piuttosto grottesco, data la dimensione millimetrica delle impronte di squame dei Tetanurae che possediamo; personalmente non sono fan dell’insistere con i dettagli per far apparire più pregiata la scultura: in fondo stiamo parlando di un animale che in vita era lungo cinque metri e, come non si noterebbero certi elementi in un modello di tigre o di zebra in quella scala, così non dovrebbero realisticamente notarsi in Concavenator.

Il cranio rassomiglia a quello degli altri Carcharodontosauridae e, grazie alla sua completezza, è riportato abbastanza fedelmente: l’animale presentava una bozza ossea dietro l’orbita che avrebbe potuto essere messa in evidenza maggiormente, o con la scultura o con una lavatura. I denti finiscono appropriatamente prima dell’orbita e non sono scolpiti singolarmente (probabilmente sarebbero stati troppo fragili) ma le ombre tra un dente e l’altro e la variazione di lunghezza degli stessi offrono comunque un’apparenza gradevole.
Se esaminiamo l’arto anteriore possiamo notare come, per quanto le dita siano minuscole e sottili, riproducano correttamente la formula delle falangi di questo animale: due nel primo dito, tre nel secondo, quattro nel terzo (ricordo che l’artiglio è una falange). Purtroppo le zampe anteriori destra e sinistra presentano rispettivamente il terzo dito più corto del primo e primo e terzo dito di uguale lunghezza, quando il terzo dito dovrebbe essere più lungo del primo. Inoltre manca – forse – qualcosa: le papille ulnari a cui accennavo prima sono presenti sull’ala degli uccelli attuali per fornire l’ancoraggio a penne particolarmente robuste e resistenti (non a caso, non tutti gli uccelli le presentano), invece questo Concavenator mostra arti lisci come quelli di qualsiasi altro carnosauro Carnegie. Si possono ipotizzare varie ragioni per questa omissione: al momento della pubblicazione l’identità delle papille ulnari era stata contestata (anche se la pubblicazione più recente su questo animale ha controbattuto alle critiche mosse) o, più semplicemente, alla Safari hanno temuto che i filamenti si rivelassero troppo fragili per poter essere raffigurati nel modello. Peccato, comunque, perché così Concavenator perde uno dei suoi tratti distintivi.

Estremamente apprezzabile è anche il fatto che il piede pubico (quella sporgenza che in molte ricostruzioni si protende dall’addome dei dinosauri) qui è correttamente nascosto nei tessuti del corpo, come dovrebbe essere: Scipionyx, con i suoi organi conservati, mostra indubbiamente il suo ruolo nel sostenere e sorreggere l’intestino. Scendendo lungo l’arto posteriore, notiamo che sulle tre dita del piede – forse anche sul primo, ma il dettaglio è veramente minuto – sono presenti scuti simili a quelli che osserviamo sulle zampe degli uccelli di oggi, ed è corretto, perché impronte che ne mostrano la presenza sono state rinvenute proprio in Concavenator. Tuttavia, un lato negativo sono le piante piatte dei piedi: le stesse impronte mostrano dei cuscinetti carnosi sotto le dita che tenevano gli artigli – almeno la loro base – sollevati dal suolo. Purtroppo rappresentare le zampe in questo modo è un tratto distintivo della scultura di Forest Rogers.
Il lato inferiore di tutta la coda di Concavenator – fino al terzo finale, dove il dettaglio si perde – è avvolto da squame piatte, simili a quelle che si trovano sull’addome di serpenti e coccodrilli odierni: anche questa è una caratteristica osservata nelle impronte di pelle che accompagnano Concavenator.

Se le papille ulnari sono assenti, l’altra caratteristica di questo animale è ben evidente, messa in mostra dal rosso sangue e dal giallo crema: parlo della cresta posta subito davanti e sopra il bacino. Concavenator è stato subito noto come “il dinosauro con due vele”, ma lo scheletro di questo animale mostra spine neurali veramente alte solo prima delle vertebre sacrali, mentre dopo il bacino c’è sì un rialzamento, ma – tenendo conto dei tessuti molli – avrebbe benissimo potuto essere invisibile in vita. Forest Rogers ha bypassato il problema dando al suo Concavenator una cresta che da poco prima del bacino continua fino a circa un terzo della coda, effettivamente inglobando entrambi i punti in cui le spine neurali sono allungate. Anche se questo richiede un certo grado di speculazione, non è improbabile l’esistenza di una struttura simile – pochi animali attuali seguono per filo e per segno il contorno del loro scheletro.
Venendo ai lati negativi, il Concavenator Carnegie, come molte sculture di Rogers, per gli standard attuali è eccessivamente shrinkwrapped, termine che significa che – appunto – segue eccessivamente il profilo dello scheletro. In particolare questo è evidente nella regione prossimale dell’arto posteriore (la “coscia”) e nella base della coda, che dovrebbero essere più robuste per ospitare il muscolo caudofemorale che era essenziale per il movimento del dinosauro.

Fonti:
Cuesta Fidalgo, E. (2018) Concavenator corcovatus: (Theropoda, Dinosauria) from Las Hoyas fossil site (Early Cretaceous, Cuenca, Spain): taphonomic, phylogenetic and morphofunctional analyses. Doctorate Thesis
Ortega, F.; Escaso, F.; Sanz, J.L. (2010) A bizarre, humped Carcharodontosauria (Theropoda) from the Lower Cretaceous of Spain. Nature 467 (7312): 203–206
https://www.latribunadecuenca.es/noticia/Z31E74F75-C55F-9E19-D8B339603DB4FB27/20150306/pepito/llega/ciudad
https://www.deviantart.com/randomdinos/art/Concavenator-corcovatus-skeletal-reconstruction-776859673

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