In mostra presso il Museo Orto Botanico di Roma vi è l’esposizione de “L’Impero dei Dinosauri”, un progetto divulgativo dell’Associazione Paleontologica A.P.P.I che insieme alla Sapienza Università di Roma unisce scienza e arte per accompagnare grandi e piccoli in un viaggio nel tempo che ripercorre tutte le ere geologiche del Fanerozoico. Un progetto dal grande valore divulgativo che non si pone soltanto come grande opportunità di insegnamento di materie come la Geologia e la Paleontologia all’interno di un contesto suggestivo come i giardini dell’Orto Botanico, ma che coinvolge tutti, dagli addetti ai lavori ai semplici appassionati attraverso concorsi artistici e cicli di seminari con alcuni dei paleontologi più importanti in Italia.
Il Team di Paleo-Nerd non poteva quindi perdere questa opportunità. Per l’occasione ci hanno aiutati nell’organizzazione due dei volti più importanti del panorama paleontologico e paleoartistico attuale, rispettivamente Simone Maganuco e Davide Bonadonna che insieme hanno dato vita anche al progetto di cura e allestimento mostre in ambito paleontologico chiamato “Prehistoric Minds“.
Davide Bonadonna ci ha guidato all’interno dell’esposizione, illustrandoci il progetto divulgativo ed educativo ma anche il lungo lavoro e i sacrifici che ci sono dietro la realizzazione di questo tipo di mostra. Davide si è anche reso disponibile ad una intervista lungo il percorso, lo ringraziamo vivamente e condividiamo con voi quello che ci ha raccontato.
Silvia: Ciao Davide, allora parlaci un po’ di questa mostra. Iniziamo con alcune delle domande che più incuriosiscono il nostro pubblico, ovvero in che scala sono stati realizzati i modelli e quali sono stati i criteri su cui si sono basate le scelte dei colori.
Davide: Tutti gli animali presenti alla mostra sono in scala 1:1 dai più piccoli ai più grandi. Questo significa però che alcune riproduzioni non sono necessariamente legate al ritrovamento più grande in assoluto.
Per quanto riguarda i colori è tutto rigorosamente inventato poiché i ritrovamenti relativi a pigmenti fossili sono molto scarsi. Quello che oggi sappiamo è per lo più legato ai dinosauri piumati dalla Cina, nonostante ciò, c’è comunque dietro una logica che trae ispirazione dagli animali attuali.

Silvia: Quanti modelli ci sono nel parco e cosa significa gestire una mostra cosi importante all’interno di una location cosi grande e per lo più all’aperto?
Davide: All’interno del parco ci sono circa 40 modelli a cui vanno aggiunti anche i modelli presenti nel PaleoAquarium. La mostra è abbastanza equilibrata, ci sono rappresentanti di tutte e tre le ere geologiche: Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico. L’orto botanico di Roma presenta diversi ambienti e giardini e i vari modelli sono stati posizionati anche tenendo conto dell’ambiente circostante.
Davide: La mole di lavoro che c’è dietro è enorme. Spesso il visitatore non se ne rende conto, ma ogni volta che c’è uno spostamento c’è il rischio concreto ( che a volte diventa realtà), che si danneggi qualche parte del modello. Inoltre l’esposizione dei modelli e dei panelli descrittivi alle intemperie contribuisce a far perdere un po’ il colore, quindi l’attenzione e la manutenzione che necessitano queste opere è continua.
All’interno della mostra sono presenti anche modelli di vecchia generazione, costruiti prima dell’arrivo di Simone e della sua supervisione scientifica. Il loro ruolo qui rimane comunque importante, soprattutto all’interno di una visita guidata, perchè ci permettono di raccontare gli errori di Jurassic Park e spiegare anche quella che è stata l’evoluzione iconografica relativa ai dinosauri. In tal modo questi modelli diventano un mezzo per fare corretta informazione scientifica, inoltre mostrando nei pannelli le rappresentazioni corrette le persone possono rendersi conto delle differenze.

Silvia: Qual’ è la difficolta che c’è nel passare dal modello dipinto o dalla scultura al computer al modello reale? Capita mai, a lavoro compiuto, di rendersi conto che ci sono cose che forse avresti voluto fare diversamente?
Davide: Quando crei il modello 3D, lo vedi li sul computer e pensi che vada benissimo, però non ti rendi conto che stai guardando qualcosa che andrà moltiplicato di dimensioni, quindi non solo cambierà la scala dei dettagli, ma la macchina andrà a fresare gli spessori dati dal modellino su cui però, si aggiungeranno altre fasi della lavorazione che andranno a caricare altri pezzi. Agli spessori del modellino si aggiungono quindi: le vernici, i calchi, l’aggiunta della plastilina. Ciò si traduce in ulteriori spessori. Pertanto se tu stabilisci che il becco di un Parasaurolofo debba avere un piccolo spessore, tutte queste cose te lo faranno diventare più grande, bisogna quindi tenerne conto gia a monte della progettazione. Certe volte però, certe strutture potrebbero risultare fragili e quindi facilmente danneggiabili, per cui le fai volutamente più spesse solo che poi, se da lontano il modello va abbastanza bene, da vicino ti accorgi di tutta una serie di problematiche. Ulteriore mole di lavoro è rappresentata dalla fase in cui si curano i dettagli, ad esempio riuscire a fare tutte le squame di un modello si traduce in settimane e settimane di lavoro. A ciò si aggiunge anche come la conoscenza paleontologica si aggiorni sempre di più di giorno in giorno, motivo per cui spesso voler applicare anche solo delle piccole modifiche ad un modello già completamente realizzato, per renderlo perfettamente aggiornato, significa dover rifare il lavoro completamente da capo poiché i modelli sono realizzati con pochissime parti staccabili, spesso addirittura sono realizzati a pezzo unico.
Se dovessimo però sintetizzare le due grandi difficoltà di una mostra come questa sono sicuramente i costi e gli spostamenti da affrontare.
Silvia: Qual è stato il riscontro che avete ricevuto da parte del pubblico ad oggi e secondo te una mostra del genere può cambiare la percezione che le persone hanno della paleontologia?
Davide: Il riscontro del pubblico fino ad ora è sempre stato positivo e abbiamo ricevuto solo complimenti e tanto entusiasmo. Pertanto si, credo fortemente che una mostra del genere possa cambiare la percezione in meglio che grandi e piccoli hanno della paleontologia e della sua importanza scientifica, ma solo se la visita al parco viene effettuata con la visita guidata.
Se il visitatore viene seguito e accompagnato in un percorso che ha lo scopo anche di spiegare le motivazioni dietro determinate scelte, giustificando cosi il modello e aggiungendo la parte didattica e scientifica, ecco che allora le persone non vedono più solamente un modello ma vedono animali estinti, che spiegano il fenomeno delle estinzioni e non solo, perché all’interno della mostra abbiamo anche modelli che rappresentano animali la cui estinzione è stata causata dall’uomo. Questi modelli ci danno quindi l’opportunità di spiegare come anche l’uomo è diventato un fattore importante se non predominante nelle estinzioni più recenti. Questo significa per noi lanciare un messaggio molto importante. Gli adulti che accompagnano spesso i ragazzi, che sono i visitatori principali, colgono a loro volta tutta una serie quindi, di messaggi preziosi. Per cui la visita guidata è fondamentale per dare un senso alla visita della mostra.
Silvia: Parlaci anche del PaleoAquarium, una delle novità del vostro lavoro nell’ambito delle esposizioni paleoartistiche.
Davide: Il PaleoAquarium è un progetto che nasce con “Dinosauri in Carne e Ossa” ma è sempre rimasto in un angolino, fino a quando siamo finalmente riusciti a dargli vita. All’interno di questa sezione abbiamo anche voluto dedicare una postazione ai rettili mesozoici italiani per informare come anche l’Italia riservi tante sorprese dal punto di vista del patrimonio paleontologico. Anche il PaleoAquarium è realizzato con l’intenzione di seguire un percorso temporale e ordinato che prende però in particolare tutto il Mesozoico. Menzione speciale va anche all’esposizione sui cefalopodi, che serve a sottolineare l’importanza che c’è dietro l’informazione proveniente dal ritrovamento di altre classi di animali. Si tratta comunque di un progetto in via di sviluppo motivo per cui invitiamo tutti e venirci a trovare nuovamente perchè le sorprese qui non finiscono mai!
Ringraziamo Davide Bonadonna per averci accolto e accompagnato in questa visita guidata all’interno della mostra e ringraziamo anche Simone Maganuco, che pur non potendo essere presente per l’occasione, ci ha guidati nell’organizzazione di questa visita. Vi invitiamo anche a seguire il progetto “Prehistoric Minds” al link www.prehistoricminds.com, una iniziativa di allestimento e progettazione dimostre in ambito paleontologico che ha l’obiettivo di curare l’intero processo e che unisce la competenze di Simone Maganuco e di Davide Bonadonna.
Ringraziamo infine ma non per ultimi:
L’Associazione Paleontologica A.P.P.I. ,
Il Museo Orto Botanico di Roma,
e la Sapienza Università di Roma
per averci ospitati.
Vi invitiamo inoltre ad affrettarvi e visitare la mostra “L’Impero dei Dinosauri” che sarà presente all’Orto Botanico di Roma fino al 3 Aprile 2022 e ovviamente a prenotare anche la visita guidata che sarà fondamentale per immergervi completamente in questo mondo passato che ha ancora oggi tanto da insegnare!



