LA PALEOARTE DI ENRICO VALENZA (parte 3): DINOSAURI DA SCOPRIRE E COLORARE (2016)

Share on:

La terza opera illustrata di Valenza è Dinosauri da scoprire e colorare (Edizioni Del Baldo). È stata pubblicata nel 2016 , ma le illustrazioni sono comparse anche in Osserva attacca e impara – I dinosauri nei loro ambienti e (modificate) in Catalogo dei dinosauri l’era dei grandi rettili, quindi potrebbero essere più vecchie. Ci sono alcuni dettagli che supportano questa tesi nell’aspetto e nella posizione all’interno del libro di alcuni animali. Il testo si compone unicamente di illustrazioni a tutta pagina di periodi mesozoici, analoghi a quelli che abbiamo visto nel primo articolo, e sagome da colorare dei dinosauri che appaiono nei disegni.

Non avete un dejà vu all’illustrazione del Triassico in Dinosauri? La si può quasi considerare una versione aggiornata: la geografia della scena è simile, come anche il gruppo di Plateosaurus, quello di Coelophysis (sempre con livrea ispirata a WWD) il Peteinosaurus che vola nel cielo (ora accompagnato da Preondactylus) e i colori di Herrerasaurus. Questo Triassico è però molto più verdeggiante. Sono spariti alcuni personaggi, come il teropodoso Teratosaurus, il suo compare Postosuchus e Longisquama, sostituiti da Melanorosaurus, Mussaurus, Procompsognathus e Proganochelys.

Il Triassico marino, a differenza della maggior parte delle illustrazioni di Valenza, è quasi uno spaccato di un’unica formazione. Quasi, perché c’è un Rutiodon in vacanza al mare. Ma, escludendo il fitosauro, il resto delle specie provengono dal Monte San Giorgio, sito celebre per i suoi fossili dell’Anisico-Ladinico. Fa piacere vedere che un illustratore italiano ha un occhio particolare per la paleontologia nazionale: potremmo essere un po’ scarsini quanto a dinosauri, ma nel campo dei rettili marini ci riprendiamo. Abbiamo quindi due placodonti (il nome è generico, ma sembrerebbero proprio Placodus), di cui è apprezzabile il muso cheratinizzato che forma una specie di becco. Seguono Besanosaurus, l’animale più grande della formazione, qui impegnato ad inseguire un calamaro e balzare fuori dall’acqua, un notosauro (anche qui, probabilmente Nothosaurus) – in cui è apprezzabile la cura per il cranio, che non è una generica lucertola – e Tanystropheus. Si è dibattuto a lungo sullo stile di vita di questo particolare animale, ma le pubblicazioni più recenti sembrano dare validità all’illustrazione di Valenza.

Il Giurassico medio è un mix di forme cinesi ed europee. Un piccolo problema di quest’illustrazione sono le proporzioni relative dei vari animali: Monolophosaurus arriva quasi alla spalla di Shunosaurus, e Anurognathus sembra troppo lontano per essere così grande (sarebbe stato comodamente nel palmo di una mano). La posa di Shunosaurus rimanda a (ma non è copiata da) una celebre illustrazione di Gregory S. Paul. Solo che, invece che Gasosaurus, qui i sauropodi sono impegnati a difendersi da Monolophosaurus fuori scala, con un’interessante cheratinizzazione speculativa sulla cresta mediana del capo, un look che potrebbe finire per essere suffragato da correlati osteologici. Gasosaurus stesso fa un’apparizione mentre insegue Rhamphorhynchus. Lo status di questo teropode è dibattuto, ma sembra essere un Tetanurae basale: la morfologia generalizzata che gli dà Valenza è quindi appropriata, ma non avrebbe avuto il quarto dito della mano artigliato. Megalosaurus avrebbe potuto essere un valido rimpiazzo per i Monolophosaurus, in quanto più vicino alla stazza raffigurata, invece lo vediamo aggirarsi sullo sfondo. Un altro megalosauride, Eustreptospondylus, sta fronteggiando Chialingosaurus: come in “Dinosauri“, il cranio non ricorda particolarmente il teropode in questione e, anzi, qui sembra più quello di un Sinraptoridae. Che sarebbe anche appropriato, vista la sua preda.

Il Giurassico marino presenta un’interessante prospettiva dal basso, con l’osservatore vicino ad una formazione rocciosa sommersa e la fauna in mare (più o meno) aperto. Vediamo Liopleurodon e Cryptoclidus stagliarsi contro la superficie, come potrebbe vederli una possibile preda. Se il primo presenta qualche incertezza a livello anatomico (perché quel corpo così allungato e quella coda così lunga?), i secondi sono meglio, con pinne anteriori più lunghe delle posteriori (nei pliosauri è il contrario) e un collo di media lunghezza per un plesiosauro. Il nome italianizzato rende impossibile capire se gli ittiosauri sono proprio Ichthyosaurus o qualche altra specie: quello sulla sinistra, in particolare, ha proporzioni bizzarre che non so se siano spiegabili dalla prospettiva (pinne posteriori lunghe quanto le anteriori e un cranio davvero massiccio). Un punto per la colorazione, però, dato che uno studio ha dimostrato come almeno una specie avesse una colorazione scura. Ultimo, questa illustrazione presenta non uno, ma ben due coccodrilli marini (che di solito vengono ignorati) e, se Metriorhynchus presenta una cranio piuttosto stilizzato, Geosaurus ha un muso allungato che… no, aspetta, in realtà Geosaurus ha un muso relativamente corto. Nel 2009 la specie dal muso lungo è stata riclassificata nel genere Cricosaurus. Come non detto. Notevole da parte di Valenza lo sforzo di rappresentare la muscolatura delle mascelle quando se la sarebbe potuta cavare con una colorazione piatta e nessuno avrebbe detto nulla. Tuttavia le zampe anteriori erano più ridotte, e quelle posteriori non così simili a pinne.

L’illustrazione del Cretacico iniziale si può grossomodo dividere in quadranti: in senso antiorario, abbiamo Carcharodontosaurus e Ouranosaurus, due dinosauri del Nordafrica che non è raro vedere associati anche in illustrazioni che non mescolano deliberatamente le formazioni come questo. Carcharodontosaurus ha il classico look anni ‘90, quando ancora i paleontologi non avevano un’idea chiarissima dei Carcharodontosauridae e ne piazzavano la testa su un generico corpo da “carnosauro”. Ouranosaurus ricorda un po’ il modello Battat, come colorazione. È rappresentato come un animale quadrupede, anche se le proporzioni degli arti suggeriscono che si spostasse prevalentemente su due zampe. In basso a sinistra abbiamo un chiaro rimando a Walking With Dinosaurs con Muttaburrasaurus e Leallynasaura che omaggiano il look della serie, dove Leallynasaura è sostanzialmente un riciclo del modello usato anche per Dryosaurus e Thescelosaurus e Muttaburrasaurus è un possente animale con un pollice appuntito e sacche nasali visibilmente colorate sul grosso cranio. In effetti fa un po’ strano, vederli in mezzo ad un deserto. In basso a destra abbiamo la formazione Wessex, con Iguanodon, uno dei dinosauri che più classici non si può – però buona l’attenzione per il cranio e per la mano, all’epoca circolavano ancora ricostruzioni che lo mostravano con dita ben separate inquietantemente simili ad una mano umana – e Polacanthus. Questo è interessante perché non omaggia in alcun modo WWD, essendo diverso sia per morfologia sia per colore. In alto a destra, abbiamo una selezione di pterosauri provenienti da diverse formazioni: Pterodaustro dell’Argentina, Ornithocheirus (probabilmente Tropeognathus del Brasile), Dsungaripterus della Cina e un ospite raro, Ornithodesmus del Regno Unito. Al centro, infine, c’è Wuerhosaurus, celebre nei testi divulgativi per essere uno dei pochi stegosauridi del Cretacico. Sembra impegnato in un display contro l’Iguanodon più a sinistra: comunque vada, nei libri di Valenza gli Iguanodon cercano rogne.

A differenza dei precedenti, questo libro è ancora reperibile in alcuni store online, quindi, se siete interessati al resto delle illustrazioni, vi invito a cercarlo, anche in virtù del prezzo contenuto. Con questo articolo finisce il nostro speciale sulla paleoarte di Enrico Valenza: ora che conoscete il suo stile, lo riconoscerete se lo troverete in altri libri!

Previous

LA PALEOARTE DI ENRICO VALENZA (parte 2): DINOSAURI DI TANTI ANNI FA (2000)

Intervista ad ENRICO VALENZA

Next

Lascia un commento