Intervista ad ENRICO VALENZA

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Due settimane fa vi avevamo annunciato la fine del nostro viaggio nell’arte di Enrico Valenza (parte 1, parte 2 e parte 3). E invece, rieccoci qui, con un’intervista che l’artista veronese ci ha molto gentilmente concesso. Ma c’è di più: come scrivevamo nel primo articolo, Enrico Valenza è un artista polivalente, che spazia dal 2D al 3D, dal digitale ai supporti fisici, da illustrazioni più realistiche ad altre deformate. Tra una domanda e l’altra troverete un piccolo campionario della sua arte.

1) I suoi libri hanno influenzato molto la mia maniera di immaginare il Mesozoico. Per cominciare, può parlarci del suo percorso artistico?

Grazie a voi per l’interesse. Disegno da quando posso ricordare, è sempre stata una passione ed è sempre stata anche rivolta a soggetti di argomento fantastico, quindi quando ero piccolo i dinosauri rientravano di diritto fra queste passioni. Crescendo ho deciso che da grande avrei fatto o il paleontologo o l’illustratore, alla fine ha vinto la seconda; ho frequentato il Liceo Artistico Statale e per il resto sono autodidatta, perché a scuola (parliamo degli anni 70) impari a disegnare ma non a fare il lavoro vero e proprio, quello lo impari sul campo. Compravo tutti i libri di illustrazione che trovavo nelle grandi librerie, Frazetta, White, Vallejo, i fratelli Hildebrandt, Burian, Gurney, tutti di argomento fantastico e di lingua inglese e me li traducevo per cercare di carpirne i segreti, poi sperimentavo mescolando le varie tecniche pittoriche. In seguito ho anche incontrato il maestro Giorgio Scarato, che mi ha insegnato molto.

2) All’interno del suo percorso, che ruolo hanno ricoperto i dinosauri?

Importantissimo. Ricordo la prima volta che li ho incontrati, avrò avuto 5 o 6 anni e li scoprii tramite l’enciclopedia Conoscere; ne fui subito affascinato perché naturalmente avevano quella qualità di “fantastico” che, essendo già appassionato di fantascienza e fumetti di supereroi, mi faceva impazzire; passavo ore a disegnarli, praticamente non disegnavo altro. Poi capitavano i vecchi film di fantascienza con qualche mostro simil-dinosauro ma la svolta è stata un documentario Rai degli anni 60 o primi 70 che si intitolava, mi pare, Il pianeta dei dinosauri (niente a che vedere con quello di Piero Angela degli anni 90), non ne ho perso una puntata e ancora me lo ricordo, con una sigla stupenda realizzata riprendendo formazioni rocciose che richiamavano la forma dei dinosauri e pieno di animazioni tratte da vari film e documentari stranieri.

3) Le sue illustrazioni hanno dei tratti molto riconoscibili, come le livree a macchie frastagliate. Può dirci che tecniche ha usato?

Certo, per quelle illustrazioni ho usato le Ecoline, che sono acquerelli sintetici molto brillanti, e poi ho rifinito con tempera al guazzo che invece è coprente. Ci sono anche dei contorni, abbastanza leggeri e poco definiti, realizzati con inchiostro colorato, più che altro nelle tonalità dei marroni. Il supporto era carta Shoeller, che adesso non si trova praticamente più ma che in epoca pre-digitale era la carta da illustrazione per eccellenza.

4) Qual è il procedimento che segue per arrivare all’illustrazione finale?

Quello classico, ovvero parto da piccoli schizzi per fare “brainstorming” e trovare l’idea, poi faccio il bozzetto dell’illustrazione su carta leggera; in questa fase c’è la ricerca della documentazione. Una volta definito il bozzetto, lo ingrandivo tramite fotocopie (oggi uso scanner e stampante) e quindi riportavo il disegno sul supporto cartaceo ricalcando le fotocopie per trasparenza. Quindi, iniziavo a dipingere e via così. Benché ora usi tecniche digitali, il procedimento è fondamentalmente lo stesso.

5) Tra i suoi lavori a tema mesozoico, ce n’è qualcuno di cui va particolarmente orgoglioso o che le è piaciuto in maniera particolare realizzare?

C’è una illustrazione che ho fatto per me, o come si dice “per il portfolio”, realizzata con tecnica mista e che rappresenta due generici teropodi simili ad Allosaurus che corrono al tramonto. A parte la libertà di rappresentare i due animali senza vincoli particolari, è stato divertente mescolare le diverse tecniche per ottenere i vari effetti: il cielo è realizzato ad olio, i dinosauri hanno una base di inchiostri colorati e poi sono rifiniti con tempera al guazzo.

6) Il mondo degli illustratori che si sono cimentati con i dinosauri è ampio e variegato, oggi più che mai. Qualche nome è stato d’ispirazione per le sue opere?

John Sibbick mi è sempre piaciuto, ma ho adorato e tutt’ora adoro James Gurney, sia con il suo Dinotopia che con le illustrazioni di paleoarte che ha realizzato per il National Geographic. Ma ce ne sono altri, ad esempio Henderson con i suoi stupendi paesaggi naturali. Un posto particolare ce l’ha anche il sommo maestro Zdenek Burian, anche se dal punto di vista delle ricostruzioni i suoi dinosauri sono ovviamente datati; a parte questo, a livello di tecnica illustrativa, ritengo che sia ancora il migliore. Precedentemente, c’era stata una collana della scomparsa casa editrice AMZ che si chiamava Guarda e scopri gli animali; il volume sugli animali preistorici l’ho studiato e ristudiato per anni, le illustrazioni erano di vari illustratori italiani come Festino, De Gasperi, Faganello e altri. Bellissime e, dal punto di vista tecnico, ancora adesso di notevole livello.

7) Tra i vari gruppi di dinosauri e altri animali preistorici, ce ne sono alcuni che preferisce disegnare?

Beh, direi sicuramente i grandi teropodi come Tyrannosaurus, Allosaurus, Giganotosaurus e via dicendo, ma anche i sauropodi sono particolarmente divertenti da disegnare.

8) Un tratto che abbiamo notato nelle sue opere sono le composizioni artificiali di animali provenienti da tempi e luoghi diversi per creare lo spaccato di un periodo geologico. Può parlarci di questa scelta artistica?

Più che una scelta è stata una necessità; quei libri sono rivolti ad un target di adolescenti – giovani adulti, e per ragioni pratiche c’era la necessità di dover mostrare il più possibile in un limitato numero di pagine, anche sacrificando, entro certi limiti, l’accuratezza della datazione. Diciamo che erano delle grandi tavole riassuntive di un certo periodo del Mesozoico.

9) Negli anni della sua attività l’iconografia dei dinosauri è mutata quasi costantemente. Come ha influito questo sulla sua arte?

Ha influito nella misura in cui ho potuto seguire le nuove scoperte e integrarle nelle ricostruzioni; questo non è stato sempre possibile, oltretutto negli anni in cui ho fatto quei lavori Internet era ancora allo stato embrionale ed era difficilissimo riuscire a documentarsi su un argomento così particolare come i dinosauri (in Italia; nel resto del mondo occidentale probabilmente no); inoltre avevo dei tempi di realizzazione incredibilmente stretti, parlo di un paio di mesi al massimo per un libro illustrato di cui curavo anche i testi. Per cercare di tenermi il più possibile aggiornato ero “costretto” a trovare ispirazione in quello che era allora considerato il miglior documentario sull’argomento, cioè Walking with Dinosaurs della BBC.

10) Oltre a quella che potremmo chiamare paleoarte, lei ha illustrato i dinosauri anche in contesti riconducibili al fantasy e alla fantascienza: cosa ne pensa del loro utilizzo in questi ambiti?

Penso che i dinosauri abbiano sempre avuto una doppia collocazione: da un lato quella paleontologica, l’accuratezza scientifica che ci dice che, benché estranei alla nostra esperienza, erano comunque animali perfettamente naturali; dall’altro, appartengono di diritto anche al mondo del fantastico, sono mostri o draghi che però sappiamo che sono esistiti veramente, e questo ce li rende eccezionali e li ha resi famosi dappertutto. Le due collocazioni spesso si sovrappongono (Jurassic Park o Walking with Dinosaurs, ad esempio), in altri casi è giusto scindere le due cose e tenerle ben separate (Jurassic World o anche 65 – Fuga dalla Terra), realizzando spettacoli che non hanno la pretesa di essere scientificamente accurati.



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