BESANOSAURUS: nuovo studio per l’antico ittiosauro italiano

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Articolo di Gabriele Bindellini

Una decina di giorni fa è stato pubblicato un nuovo studio che ha per protagonista Besanosaurus leptorhynchus, l’ittiosauro ritrovato nel varesotto, descritto nel ‘96 da Dal Sasso e Pinna, conservato ed esposto al museo di Milano.

Allo studio ha partecipato lo scrittore di questo articolo ✌️ (UniMi, Dip di Scienze della Terra, Milano), Andrzej Wolniewicz (IP PAS, Varsavia), Feiko Miedema (SMNS, Stoccarda), Torsten Scheyer (UZH, Zurigo) e Cristiano Dal Sasso (MSNM, Milano), co-supervisor del mio progetto di dottorato.

Il titolo del nuovo studio, parafrasando dall’inglese, è circa il seguente: “Anatomia del cranio di Besanosaurus leptorhynchus (istituito da) Dal Sasso e Pinna nel 1996 (Reptilia: Ichthyosauria), proveniente dalla Formazione di Besano, datata al Triassico Medio e affiorante sul Monte San Giorgio, al confine tra Italia e Svizzera: implicazioni tassonomiche e paleobiologiche”. 

Un titolo lungo, magari un po’ minaccioso, ma che si addice (sono super partes, lo giuro) alla mole di argomenti trattati e al dettaglio delle descrizioni incluse nello studio. Ma andiamo con ordine. 

Immagine che contiene testo, interni

Descrizione generata automaticamente
L’olotipo di Besanosaurus esposto al Museo di Storia Naturale di Milano. Questo esemplare è lungo circa 5 m ed è una femmina gravida.

Come dicevamo, il primo esemplare di Besanosaurus leptorhynchus, l’unico formalmente noto all’epoca, venne ritrovato a Besano (Va) nei primi anni ‘90 e descritto in modo preliminare ormai 25 anni fa. Oggi si sentiva la mancanza di uno studio approfondito, che prendesse in considerazione le scoperte relative al mondo degli ittiosauri avvenute negli ultimi 30 anni. O almeno, gli specialisti ne sentivano la mancanza 😅 E questa è la ragione che ci ha spinto ad imbarcarci nel progetto che prevede la ridescrizione completa della specie. Decisione largamente giustificata dai risultati, in parte inattesi, del lavoro che vogliamo commentare in questo articolo e che comunque riguarda solo lo studio del cranio di questo animale (More is yet to come!).

Nel nuovo studio, datato a pochi giorni fa, viene rivista l’anatomia del cranio di questo animale e vengono assegnati alla specie 5 nuovi esemplari, quattro dei quali non erano mai stati descritti prima. Tutti i nuovi esemplari inclusi nello studio provengono dagli affioramenti del Triassico Medio del Monte San Giorgio, da diverse località fossilifere della Formazione di Besano, tra Italia e Svizzera. Sono datati a circa 241 milioni di anni fa. 

Io e Alessandro Crasti alla TAC presso il Policlinico di Milano Ospedale Maggiore, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, per scansionare il cranio dell’olotipo di Besanosaurus. Foto di C. Dal Sasso.

Anche il rinvenimento di ognuno di questi esemplari risale a diversi decenni fa (in un paio di casi forse anche a un secolo fa). Non che non si sapesse della loro esistenza. Di fatto due di questi sono esposti al Museo Paleontologico dell’Università di Zurigo, uno è conservato nelle collezioni dello stesso museo, uno è conservato a Tubinga ed infine il sesto esemplare “riscoperto” era conservato nelle collezioni del Museo di Storia Naturale di Milano. Questi esemplari non erano mai stati analizzati nel dettaglio e pertanto, fino a prima del nostro lavoro, erano stati soltanto assegnati al gruppo degli Shastasauridi (il gruppo di Ittiosauri a cui a appartiene anche Besanosauro).

Tra gli elementi che meglio definiscono Besanosaurus leptorhynchus, quello che subito salta all’occhio è una longirostria (= muso sottilissimo e allungato) molto spinta. Questa caratteristica si è evoluta per convergenza in gruppi di vertebrati filogeneticamente anche molto distanti tra loro. Pensiamo, ad esempio, ai delfini (il delfino rosa di fiume in modo particolare), ai gaviali, o ancora ad alcuni pliosauri, ai teleosauri, o ad alcuni uccelli pescatori estinti e non. Questa particolare morfologia del rostro è sempre associata ad una dieta composta da piccole prede, come pesci e cefalopodi dal guscio molle. A corredare il tutto abbiamo molto spesso (e così anche in Besanosaurus) una serie di piccolissimi e numerosi denti conici e appuntiti. Inoltre, l’anatomia della mandibola, in particolare alcuni elementi molto sviluppati in prossimità dell’articolazione con il resto del cranio, ci hanno portato ad ipotizzare che questo animale fosse dotato di una particolare muscolatura che gli permetteva di aprire e chiudere la bocca con grande rapidità.

Ricostruzione di Besanosaurus. Acquerello di Fabio Fogliazza, modificato per l’occasione. 

Nel lavoro abbiamo anche proposto un’analisi filogenetica aggiornata di ittiosauri e specie affini. Il risultato suggerisce che Besanosaurus sia il primo e il più antico tra tutti gli shastasauridi. Non è chiaro però se questo gruppo sia monofiletico o parafiletico (più probabilmente questo secondo caso).

Altro risultato importante è legato alla stima delle dimensioni dell’animale. I sei esemplari studiati rappresentano sei diverse fasi ontogenetiche (e cioè sei animali di età e dimensioni diverse). Il Besanosaurus più piccolo misura poco più di 2 metri, mentre il più grosso raggiunge quasi 8 m.

Le grandi dimensioni di Besanosaurus sono quasi certamente legate alla sua dieta e alla sua ecologia. Cacciare prede piccole significa poter foraggiare in basso nella piramide alimentare. Questo significa anche avere a disposizione un gran numero di prede. Il tutto, associato ad una innovativa tecnica di pesca, ha probabilmente permesso a Besanosaurus di raggiungere grandi dimensioni nel corso dell’evoluzione. E dico innovativa, sì perché Besanosaurus di fatto è il primo grande diapside marino a mostrare questo tipo di specializzazione e ad occupare questa nicchia ecologica nel corso della storia della vita sulla terra. Una tecnica di pesca moderna in un contesto ecologico primitivo. Questo tipo di specializzazione probabilmente serviva anche a mantenere bassi livelli di competizione tra ittiosauri della stessa specie. A tal proposito ricordiamo che nel “mare di Besano” nuotavano anche Mixosaurus (un ittiosauro piccolo, lungo massimo 2 m) e Cymbospondylus (un grande predatore, forse più generalista di Besanosaurus). 

Immagine che contiene interni, pavimento

Descrizione generata automaticamente
Cristiano e Torsten discutono nel Museo di Paleontologia dell’Università di Zurigo alle spalle dell’esemplare più grosso di Besanosaurus, quasi 8 m se avesse la coda. 

Bindellini, G., Wolniewicz, A. S., Miedema, F., Scheyer, T. M., & Dal Sasso, C. (2021). Cranial anatomy of Besanosaurus leptorhynchus Dal Sasso & Pinna, 1996 (Reptilia: Ichthyosauria) from the Middle Triassic Besano Formation of Monte San Giorgio, Italy/Switzerland: taxonomic and palaeobiological implications. PeerJ, 9, e11179.

Dal Sasso, C., & Pinna, G. (1996). Besanosaurus leptorhynchus n. gen. n. sp., a new shastasaurid ichthyosaur from the Middle Triassic of Besano (Lombardy, N. Italy).Paleontologia Lombarda, IV

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