YUTYRANNUS (PNSO, 2021)

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Nonostante siano passati quasi dieci anni, ricordo bene il clamore che fece la scoperta di Yutyrannus. Questo teropode spostava il record massimo della stazza dei dinosauri piumati dai 50 chili di Beipiaosaurus fino a una tonnellata e mezza, di fatto aumentandolo di trenta volte. Ad essere precisi, Yutyrannus è il più grande animale conosciuto a preservare evidenza diretta di piumaggio, più grande anche dei più massicci uccelli estinti. Con una scoperta del genere tra le mani, i modellini hanno iniziato a fioccare: il piccolo Kaiyodo, dall’interessante colorazione; i Favorite, che riproducono il montaggio presso il Dino Kingdom Expo 2012 (Chiba, Giappone) di due Yutyrannus intenti a combattere; il fantastico Safari Ltd., pur con qualche difetto; e infine il Rebor, che invece di difetti era pieno. Poi altri fossili sono saliti alla ribalta e non si sono più visti modelli di Yutyrannus. Fino al 2021, cioè, in cui ne sono stati annunciati ben due: il Beast of the Mesozoic (ricordiamo che il Kickstarter partirà a settembre) e questo PNSO.

Sì, questo scatto è ispirato ad una celebre illustrazione di Fred Wierum

Yutyrannus è di gran lunga il più grande proceratosauridae di cui disponiamo di resti adeguatamente completi. Ben tre esemplari sono stati descritti: ZCDM V5000, di stazza maggiore, e poi ZCDM V5001 ed ELDM V1001, che misuravano circa un terzo. Al contrario degli altri due, ZCDM V5000 è ritenuto essere un adulto – sulla base del grado di fusione degli elementi vertebrali – e questo ha permesso di fare alcune considerazioni sull’ontogenesi di questo animale. In particolare, il cranio diventa più profondo e robusto, mentre gli arti anteriori proporzionalmente si fanno più corti. Con questi dettagli in mente e confrontando il modello PNSO con uno skeletal di ZCDM V5000, ZCDM V5001 ed ELDM V1001 ad opera di GetAwayTrike, ritengo che intenda rappresentare ZCDM V5000, l’esemplare più grande. Basandoci sulla lunghezza del cranio, il modello è in scala 1:32 se intende rappresentare ZCDM V5000, tuttavia – per una ragione che riporterò più avanti, quando parlerò delle proporzioni – questa misurazione potrebbe non essere esatta.

Davanti a questo modello, ho sentito più di una persona commentare che Yutyrannus somiglia superficialmente ad un Allosauridae. Questo perché siamo abituati alla vista dei Tyrannosauridae della fine del Cretaceo, con il loro capo robusto, l’arto posteriore adatto alla corsa (tranne che nelle forme più massicce) e soprattutto l’arto anteriore ridotto, continuo oggetto di scherno. In realtà, queste sono specializzazioni acquisite, per così dire, all’ultimo momento da Tyrannosauroidea, che per gran parte della sua storia (le prime testimonianze sono della metà del Giurassico) è stata rappresentata da animali che non avevano ridotto gli arti anteriori, anzi! I fossili mostrano che Yutyrannus, pur essendo molto più grande di altri proceratosauridi, possedeva come gli altri appartenenti alla famiglia braccia robuste che terminavano con tre dita armate di grossi artigli falciformi. Nel modello PNSO sono raccolti sotto il corpo e non sono particolarmente visibili in visione laterale, ma basta osservarlo da davanti ed è tutta un’altra faccenda.

Anche il cranio di Yutyrannus, con le sue creste lacrimali, ha una superficiale somiglianza con quello di un Allosauroidae e soprattutto era stato avvicinato a Concavenator, con il quale condivide alcune caratteristiche. Tuttavia, analisi filogenetiche hanno dimostrato che si tratta fondamentalmente di una convergenza evolutiva. Proceratosauridae di dimensioni inferiori (ad esempio Guanlong) mostrano delicate creste formate dalle ossa nasali; al loro posto, si ha una spessa, bassa cresta con prominenze che le danno un aspetto vagamente ondulato. Nel modello PNSO queste sporgenze sono quasi obliterate da una copertura cheratinosa (che, come di tradizione per PNSO, è resa con una vernice lucida), tuttavia non avrebbe guastato insistere maggiormente con la cheratina come si vede in altre ricostruzioni: complici le dimensioni del modello, è un dettaglio facile da tralasciare, e lo stesso vale per le creste lacrimali, rappresentate come due punte appena accennate – forse anche per timore che risultassero troppo fragili – quando altri le hanno rese vere e proprie corna; pare purtroppo che lo Yutyrannus PNSO ricada nella categoria dei modelli dalla cheratina conservativa, come Allosaurus, ma l’assurdo è che le creste appaiono troppo piccole perfino se confrontate con gli skeletal (quindi senza tenere conto della cheratina). Spostandoci più in basso lungo il muso, notiamo come il modello sia sprovvisto di labbra: la loro presenza nei teropodi è una questione ancora controversa. Il cranio illustrato nel paper (quello di ELDM V1001) presenta undici denti mascellari; nel modello PNSO sembrerebbero essercene solo nove, ma (oltre a poter aver sbagliato io a contarli, date le dimensioni) bisogna tenere conto che fra i teropodi c’è una certa variabilità nella conta del denti, e perfino asimmetrie tra lato destro e sinistro. L’interno della bocca, spennellato di vernice lucida, mostra le coane che ormai abbiamo imparato ad aspettarci nei teropodi PNSO. Tuttavia, L’articolazione della mandibola, forse per ragioni tecniche, è spostata eccessivamente verso il basso, la muscolatura agli angoli della bocca ha una resa peggiore rispetto a quella di altri modelli PNSO e non avrebbe guastato aggiungere un altro mezzo centimetro di lingua in fondo alla gola. Per queste ragioni ritengo che lo Yutyrannus dia il meglio di sé se esposto a bocca chiusa, tuttavia si tratta di minuzie (il cranio è davvero piccolo) che altri potrebbero non trovare fastidiose.

I fossili rinvenuti nei famosi strati del Cretaceo inferiore nella provincia cinese del Liaoning spesso preservano impronte di pelle, piume e altri straordinari dettagli, ma ad un prezzo: per via della modalità di fossilizzazione, i fossili sono compressi lateralmente, un po’ come se ci fosse passata sopra una schiacciasassi. Per questa ragione, non possiamo sapere se la larghezza che PNSO ha attribuito al cranio di Yutyrannus, che permette un certo grado di visione binoculare – anche se non a livello dei Tyrannosauridae – sia corretto. Spostandoci lungo il collo, troviamo quello che a mio parere rappresenta uno dei pochi, veri difetti di questo modello: la muscolatura della nuca sembrerebbe piuttosto scarsa. È un particolare a cui molti non faranno caso e che ad altrettanti non importerà, lo ammetto senza problemi, ma è un peccato, soprattutto considerando che, anche grazie al volume aggiuntivo delle piume, il resto del corpo appare adeguatamente robusto. Circa le proporzioni, Yutyrannus presenta un cranio piuttosto grande, lungo all’incirca quanto il femore, per questo ho l’impressione che quello del modello PNSO sia sottodimensionato.

Dato che le abbiamo nominate, veniamo ora alla caratteristica più interessante di Yutyrannus: il piumaggio. Innanzitutto bisogna specificare che non si tratta di piume complesse come quelle degli uccelli attuali o di altri teropodi, bensì di semplici filamenti, superficialmente simili a peli. Xu et al. non negano una prudente possibilità che il piumaggio fosse ristretto unicamente ad alcune aree del corpo, ma fortunatamente lo scultore PNSO (a differenza di quello REBOR…) non si è spaventato e ha deciso di coprire integralmente lo Yutyrannus di piume: le uniche aree libere sono la punta del muso e le dita delle mani e dei piedi. Le piume sono scolpite con enorme attenzione: si può ammirare come siano riunite in ciocche che cadono naturalmente lungo il corpo dell’animale, formando una copertura folta come quella che mostra Anchiornis e che potrebbe rappresentare la condizione basale rispetto a quella che mostrano gli uccelli moderni. Le piume riescono ad alterare il profilo dello Yutyrannus, facendolo apparire più robusto, nonostante siano relativamente aderenti al corpo – eccetto che sulla punta della coda, dove formano un ciuffo, e sul mento, dove c’è una sorta di barbetta da drago cinese. Ma le piume non sono tutte uguali: sono più corte sul muso e avvicinandosi alle estremità degli arti. Qui forse c’è l’unico scivolone della copertura, dato che Xu et al. menzionano che i filamenti presenti sull’arto anteriore misurano almeno 16 cm (ed in ELDM V1001, l’esemplare più piccolo) contro i 15 della coda di ZCDM V5000. Nelle aree libere dalle piume, sono presenti piccole squame e – sul dorso di mani e piedi – scuti simili a quelli che si ritrovano sulle zampe degli uccelli attuali. Se abbiamo correlati per la loro presenza sugli arti posteriori, la rappresentazione sugli arti anteriori resta puramente speculativa.

Come negli altri modelli PNSO più recenti, Yutyrannus è corredato da un supporto di plastica – che temo si rivelerà indispensabile per evitare che gli arti anteriori, già bassi di loro, tocchino il suolo in un’imitazione della posa dell’Acrocanthosaurus Papo – e da un artwork pieghevole, che in questo caso riproduce un’illustrazione di Zhao Chuang risalente a qualche anno fa e già proposta in altre opere.

Sicuramente questo Yutyrannus è un modello impressionante. Purtroppo, fra la forma della testa che non combacia con il cranio e le altre piccole magagne che ho avuto modo di notare, non posso che provare una punta di dispiacere al pensare quanto poco gli manchi per raggiungere la perfezione – o almeno, quella che può definirsi perfezione sulla base delle nostre conoscenze presenti. Con la consapevolezza che per chi ricerca l’accuratezza sarebbe al momento più indicato il Safari Ltd., la senzazione di Lifelike del PNSO è sempre apprezzabile, specie in un dinosauro piumato.

Bibliografia:

Xu X.; Wang K.; Zhang K.; Ma Q.; Xing L.; Sullivan C.; Hu D.; Cheng S.; Wang S.; (2012) A gigantic feathered dinosaur from the Lower Cretaceous of China. Nature. 484 (7392): 92–95

archosaurmusings.wordpress.com/2012/04/04/the-giant-feathered-tyrannosaur-yutyrannus-huali/

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