Saltriovenator (CollectA, 2020)

Recensione di Mattyonyx, foto di RobinGoodfellow e Supsy (DinoToyBlog)
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Per quanto CollectA ci abbia abituati a repliche di specie di dinosauro poco conosciute e in alcuni casi persino basate su scoperte recentissime, quando fu mostrata la prima immagine Stock di Saltriovenator fra i modelli che sarebbero usciti nel 2020 la sorpresa per gli appassionati italiani fu immensa: a poco tempo dalla descrizione di Dal Sasso, Maganuco e Cau, la terza specie di dinosauro mesozoico italiana avrebe avuto la sua prima replica!

Nonostante i frammenti fossili di questo animale siano frammentati, gli studi dei tre paleontologi hanno determinato che si trattasse di un Ceratosauride con una lunghezza stimata di circa 8 metri e un peso che si aggirava intorno alla tonnellata, il che lo rende il più grande teropode del Giurassico inferiore; il modello della CollectA riprende fedelmente la ricostruzione scheletrica di questo dinosauro, ritraendolo in una posa non eccessivamente dinamica, ma reminiscente dell’Artwork di Davide Bonadonna che accompagnava il primo articolo sulla descrizione ufficiale.

Questa posa, con la testa che gira verso destra e guarda verso l’alto, può dare l’idea di un predatore attirato da un rumore in lontananza o intento ad affrontare un animale più grande di lui, in linea con l’ipotesi che il Saltriovenator predasse sauropodi della sua area. Il corpo è adeguatamente robusto, la colorazione non è appariscente come in altri modelli della ditta e la fila di osteodermi sulla schiena rispecchia le conoscenze sui ceratosauri in generale.

Lo Sculpt della testa replica la ricostruzione speculativa del teschio del dinosauro, comprese le creste nasali e lacrimali leggermente arrotondate. La testa in sè non è Shrink-wrapped e i dettagli della pelle sono fra i più belli visti in un teropode CollectA, basta guardare l’area attorno agli occhi per rendersi conto di quanto sia stato minuzioso il lavoro fatto.

La testa rappresenta inoltre un primato per la ditta, in quanto è la prima scolpita con l’idea che l’animale avesse delle “labbra”: i denti sono parzialmente coperti da uno strato di pelle e non danno la sensazione di denti da coccodrillo, anche se restano visibili a bocca chiusa; sarebbe bello vedere una copertura totale un giorno, però si tratta di un passo avanti in tal senso.

I resti meglio conservati dell’animale appartengono agli arti anteriori e in particolare alle mani, che si sono rivelate essenziali sia nel delineare il percorso di semplificazione da mano pentadattila a mano tridattila nell’evoluzione deli uccelli, sia nel comprendere quanto fosse adattato alla predazione: queste infatti potevano trattenere con forza la preda con un’azione a tenaglia e penetrare la carne con forte spinte.

Questo aspetto è ben rappresentato nel modello CollectA: le mani hanno tre dita con artigli e un quarto vestigiale, come evidenziato dai fossili, e in generale gli arti sono più sviluppati rispetto a quelli del Ceratosaurus della stessa ditta, segno che questa è stata attenta dell’evidenziare le diferenze fra le due specie.

Foto scattata da Supsy (DinoToyBlog)

Altro particolare degno di nota sono i piedi: di solito CollectA applica delle basi ai propri modelli bipedi, mentre in questo caso si è preferito garantire la stabilità scolpendo dei piedi un po’ più grandi con dita molto aperte. Per quanto questa scelta possa risultare divisiva, va notato il lavoro di scultura: i piedi differiscono tantissimo dagli Standard Collecta, con una forma che richiama quelli degli uccelli corridori, e anche in questo caso i dettagli sono particolarmente minuziosi.

In definitiva si tratta di un modello che non basa il suo fascino solo sull’appartenenza italica, ma anche su come coniuga la proverbiale accuratezza di CollectA ad alcune interessanti novità e a gradevoli dettagli nella scultura, fattori che lo rendono fra i migliori teropodi realizzati ad oggi dalla ditta.

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