ELASMOSAURUS (CollectA, 2021)

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Elasmosaurus platyurus, letteralmente la “lucertola con le piastre sottili dalla coda appiattita” è una delle tantissime specie mesozoiche descritte durante la celebre “guerra delle ossa”. In particolare è famoso come Edward Drinker Cope inizialmente ricostruì l’animale con la testa al posto della coda. Le sue proporzioni corporee peculiari insieme al periodo della sua scoperta hanno fatto sì che questo plesiosauro sia diventato rapidamente famoso anche al grande pubblico pur non essendo un dinosauro. Questo rettile marino è vissuto circa 80 milioni di anni fa nel cosiddetto Western Interior Seaway, un mare interno relativamente poco profondo che ricopriva la parte centrale di quelli che oggi sono gli Stati Uniti, dividendo il Nord America in una regione occidentale ed una orientale.

Vediamo cosa ci propone Collecta!

Il modellino si presenta molto slanciato e dalla punta del muso all’estremità più distale della coda misura ben 23,5 cm, il che lo pone nella scala 1:50 visto che secondo le stime attuali Elasmosaurus doveva avere una lunghezza di circa 11 metri. Personalmente ritengo che siano le dimensioni giuste per un prodotto di fascia media, i dettagli non vengono sacrificati e la riproduzione non è particolarmente ingombrante.

Per quanto riguarda il materiale di produzione questo è decisamente più morbido rispetto al solito e ciò è sicuramente un bene vista l’abbondanza di parti lunghe e sottili. Una maggior flessibilità permette di maneggiare il tutto senza doversi preoccupare di poter rompere qualcosa in seguito ad un urto o una caduta accidentale. In fondo si tratta comunque di qualcosa che ha come target anche i bambini.

La posa è dinamica ma senza cadere in una eccessiva enfasi. Il rettile sta chiaramente nuotando muovendo le pinne un po’ come se stesse volando nell’acqua. Il movimento è fermo a quando gli arti anteriori stanno per iniziare all’unisono una nuova “bracciata” mentre quelli posteriori stanno tornando in posizione neutrale. L’animale non sta solo avanzando ma si sta appropinquando a virare sulla sua destra e ciò si nota da tanti piccoli dettagli come la coda che è piegata leggermente verso sinistra o il collo che forma una curvatura molto morbida verso destra. Il corpo stesso non è statico ma asseconda il moto, visto che la pinna anteriore destra è tirata all’indietro in modo da enfatizzare il movimento. Infine il collo non è parallelo all’asse del corpo ma, in particolare alla base, piega verso il basso. Ciò è il linea con uno studio sul baricentro in Elasmosaurus dove si è stabilito che il punto di equilibrio si trovasse proprio in questa parte dell’animale. Avere il punto di equilibrio spostato così in avanti doveva favorire l’immersione e probabilmente questo è proprio quello che vediamo rappresentato nel modellino. Purtroppo questa ultima chicca si perde un po’ a causa della mancanza di una base che tenga il tutto sospeso. D’altro canto vista l’ampia superficie di appoggio non c’è alcun problema di stabilità.

Fin qui tutto bene, ma ogni volta che si ricerca l’accuratezza scientifica in un modello la prima domanda che qualsiasi collezionista si pone è “Le proporzioni sono corrette?” E qui la risposta è nì! Se confrontiamo il Collecta con l’originale il collo dovrebbe essere ancora più lungo, sembra assurdo ma effettivamente nell’animale su undici metri di lunghezza ben sette sono dati solo dalla testa minuscola e dal lunghissimo collo. Possibile che sia stata cannata proprio la caratteristica più distintiva di questo genere? Sembrerebbe di sì. Ciononostante la ricostruzione non è completamente campata in aria, se prendiamo come riferimento un altro membro della famiglia degli Elasmosauridi, Thalassomedon, quasi come per magia tutto combacia alla perfezione. Probabilmente qualcosa sarà andato storto all’inizio della progettazione, magari lo scultore avrà usato una Reference al posto di un’altra, chissà. Fatto sta che, Plot Twist, questo Elasmosaurus non è davvero un Elasmosaurus ma un Thalassomedon, o qualche altro genere con quel tipo di proporzioni. Il che non è necessariamente un male, Collecta in passato propose già questo genere in un modello deluxe in scala 1:40, ma non ho dubbi nel dire che questa riproposta, sebbene di dimensioni più contenute, è molto migliore sia per Sculpt che per fedeltà alla controparte reale.

Thalassomedon Collecata 1:40 scale

Ma quindi cos’era Thalassomedon? Un altro Elasmosauride vissuto un po’ prima di Elasmosaurus, circa 95 milioni di anni fa, in Colorado, quindi nello stesso mare interno che abbiamo citato prima. Le dimensioni erano comparabili, anzi pare che il “Dominatore dei mari”, questo significa il suo nome, fosse leggermente più grande.

Quindi per ovvie ragioni d’ora in poi ogni riferimento anatomico verrà fatto usando Thalassomedon come riferimento.

Nel grafico in verde Elasmosaurus e in nero Thalassomedon

Messo un punto fermo alle proporzioni possiamo proseguire con l’analisi e rivolgiamo ora la nostra attenzione alla sagoma generale. In linea di massima non ci sono errori grossolani da segnalare. C’è sempre la classica diatriba da fare su quanto i tessuti molli potessero modificare la siluette dell’animale in vita. Proprio nel plesiosauri abbiamo resti eccezionali appartenenti però ad un genere non affine che mostrano come in vivo il rettile dovesse presentarsi molto più voluminoso rispetto a quanto potremmo ipotizzare solo dalle ossa. Tuttavia proprio come nei cetacei di oggi che hanno forme più slanciate o tarchiate a seconda della nicchia ecologica che occupano, o anche semplicemente in base a se vivono in acque più o meno fredde, è lecito supporre che lo stesso dovesse accadere anche nei plesiosauri. È quindi ragionevole pensare che mentre i generi con testa grande e collo corto, i pliosauri, fossero di base più massicci; altri come gli elasmosauri che non solo avevano puntato sull’avere una forma allungata e sinuosa, ma si trovavano anche in mari caldi e poco profondi, dovevano avere una sagoma molto più aderente a quella indicata dal solo scheletro.

Il tegumento esterno è perfetto. Non si vedono squame e questo è supportato dai resti fossili che testimoniano una pelle con squame millimetriche, solcata al più da pieghe che sono magistralmente rappresentato nel modello.

Il cranio per quanto molto piccolo è riprodotto molto bene ricalcando fedelmente il fossile. Occhi, narici e orecchie sono tutti nella giusta posizione. Solo i denti andrebbero leggermente rivisti per rispecchiare a pieno l’anatomia dell’animale. Infatti in Thalassomedon avevano lunghezze variabili con alcuni molto più lunghi di altri inoltre nella mandibola i denti proseguivano all’indietro oltre l’occhio. Si tratta comunque di un dettaglio più che trascurabile viste le dimensioni della testa del modello.

Del collo si è già parlato prima, aggiungerei solo che è stata resa molto bene l’attaccatura alla testa con una tasca di pelle subito dietro la mandibola che ricorda vagamente coccodrilli e varani.

Anche sul corpo c’è poco da aggiungere, se non che magari le scritte sulla pancia si sarebbero potute fare leggermente più piccole. La coda è della giusta lunghezza, anche qui vale lo stesso discorso fatto prima sullo spessore aggiuntivo che potrebbe essere dato dalla presenza di tessuti molli. Alla fine è presente una piccola pinna caudale, ormai da alcuni anni si sa che nei plesiosauri era presente questa struttura. Dal 2019 però si è fatta largo l’ipotesi che a differenza di tutti gli altri rettili marini i lobi sulla coda dovevano essere orientati in orizzontale, un pò come i cetacei e non in verticale come negli squali. Probabilmente quando lo studio è uscito il modello era già stato progettato e non è stato possibile apportare modifiche. Sotto la coda una piega di pelle evidenzia la cloaca.

Le quattro pinne degli arti hanno le giuste dimensioni, le posteriori sono leggermente più corte delle anteriori. Al massimo si sarebbe potuto aggiungere qualche millimetro in più in larghezza, ciò in base alle impronte dei resti molli ritrovati. Anche l’attaccatura al corpo è fatta bene, molto più ampia rispetto a quanto sarebbe se si seguisse solo il contorno delle ossa.

La colorazione è nel complesso molto buona e decisamente ricercata. C’è una base grigio-verde sul dorso che sfuma rapidamente nel bianco sul ventre. Insomma il tipico countershading che ancora oggi è quasi onnipresente nei pesci, nonché in rettili, uccelli e mammiferi che vivono in acqua. Questo perché se l’animale è visto dall’alto il dorso scuro si confonde con le buie acque più profonde, mentre se al contrario è visto dal basso il ventre chiaro non fa contrasto con la luce che filtra dall’alto. A questo si aggiunge un pattern a puntini e macchie chiari su dorso e fianchi che partono dalla testa e raggiungono la pinna caudale. Questo motivo potrebbe sembrare un po’ troppo fantasioso a prima vista, se si pensa che però non è troppo dissimile da quello che possiamo osservare su uno squalo balena ecco che subito risulta molto più naturale. Le pinne si distaccano dal resto dell’animale grazie alle tinte più rosate che sostituiscono gradualmente il grigio dalla base andando verso le estremità. Anche qui ci sta un’ulteriore fantasia di linee che riprendono il colore del corpo e che rende decisamente meglio sugli arti posteriori che su quelli anteriori. Infine buona la resa dei dettagli anche sulla testa. Si gli occhi, che i denti che l’interno della bocca non mostrano alcun segno di sbavature nonostante le piccole dimensioni e gli spazi angusti. L’unico elemento della colorazione un po’ anomalo e che a mio avviso stona col tutto è la freccia bianca che contorna il muso che si sarebbe tranquillamente potuta omettere.

Insomma, vale la pena prenderlo? Assolutamente sì. Per un prezzo irrisorio avrete tra le mani un modello davvero ottimo. L’unico inconveniente è che se si sta cercando esattamente Elasmosaurus allora ci sono i problemi di cui si è parlato prima, ma per il resto direi che si tratta di una ricostruzione praticamente impeccabile.

Potete trovare il modellino qui.

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