Primo Dromaeosauridae noto alla scienza, Dromaeosaurus è in realtà un animale decisamente poco noto, conosciuto per lo più da resti frammentari del cranio e degli arti. I denti sono il reperto più comune attribuito a questo genere, e uno studio del 2018 (Torices et al.) suggerisce che fossero ben adattati alla lotta con le prede.
Come per la sua versione 1/6, questo modello condivide le generiche proporzioni di Velociraptor. La filogenesi interna di Dromaeosauridae è complessa e soggetta a variazioni con ogni nuovo articolo pubblicato, tuttavia sembra che molti generi della fine del Cretacico nordamericano (ie. Saurornitholestes) differiscano nelle proporzioni da Velociraptor nell’avere zampe più lunghe e un capo più piccolo. Questo è in ogni caso più visibile nella scultura originale che nella sua versione 1/18.

Lo scultore di questo modello si è trovato con l’arduo compito di ridurre in scala 1:18 una scultura in scala 1:6, e, pure con alcuni compromessi, il lavoro svolto è ammirevole. Certo, magari alcuni punti di articolazione sono più visibili (ad esempio il bacino), oppure difficoltà nel chiudere completamente la bocca che comunque erano presenti anche nella versione 1/6), ma considerate le dimensioni era difficile fare altrimenti. La semplificazione nell’articolazione è visibile soprattutto nell’arto posteriore, articolato unicamente a livello della testa del femore e del ginocchio, mentre sono presenti due arti inferiori intercambiabili per rappresentare pose rispettivamente con l’arto posteriore eretto e piegato alla caviglia nella posizione del passo.

Date le dimensioni del modello, si suggerisce estrema cautela nel maneggiarlo. Alcune parti hanno uno spessore di pochi millimetri ed è davvero facile spezzarle, soprattutto cercando di sbloccare articolazioni che possono essere più o meno rigide a causa dell’applicazione del colore (per quanto infinitesimale, ha comunque uno spessore). Le istruzioni che accompagnano il modello riconoscono la problematica e suggeriscono di usare un asciugacapelli o dell’acqua calda per ammorbidire le articolazioni senza spezzarle, prestando attenzione alla coda che, essendo di un materiale differente e flessibile per essere piegata con un fil di ferro presente all’interno, potrebbe essere danneggiata nel processo.

I modelli Beasts of the Mesozoic sono famosi per le loro colorazioni complesse, spesso sgargianti, e questa versione in miniatura non si smentisce, riproducendo con notevole precisione la livrea dell’originale 1/6, con dettagli minuti come gli occhi oppure i denti.

Quando anche il modello 1/6 è in difficoltà a reggersi senza supporto, era esagerato pretendere che ne fosse in grado la versione 1/18. Questo è stato previsto durante la fabbricazione del modello e infatti presenta una base con il logo Beasts of the Mesozoic, alla quale è possibile applicare differenti clip: una tipologia prevede che sia incastrato nello spazio così creato tra la clip e la base il terzo e quarto dito del piede, per pose con una o entrambe le zampe posteriori a terra. La seconda clip, invece, presenta un supporto terminante in un artiglio in modo da poter sostenere il modello co entrambe le zampe staccate dalla base, ad esempio nel salto.

Disponibile qui.