DICRAEOSAURUS (GR Toys, 2021)

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Parliamo del momento in cui viene annunciato il modellino di un animale che non era mai stato realizzato in PVC in precedenza (escludendo lo Starlux del 1984, comunque difficile da trovare e solo vagamente rassomigliante all’animale in questione). Recentemente diverse case produttrici stanno espandendo il loro catalogo, proponendo specie diverse dai soliti classici. I sauropodi sono – purtroppo – un gruppo di dinosauri che riceve meno attenzione di quanto sarebbe dovuto: sul mercato sembrano comparire solo ed esclusivamente modelli delle specie che hanno guadagnato l’attenzione del pubblico: Apatosaurus, Diplodocus, Brachiosaurus e, più recentemente, Amargasaurus. Questa è una delle eccezioni. Andiamo a vedere come se l’è cavata GR Toys. Come tutti i modelli di questa marca, precisiamo che sono disponibili due varianti di colore (una verde, recensita qui, e una marrone) e che, per la prima volta, ad un prezzo aggiuntivo di una decina di euro è possibile acquistare una base (non recensita qui).

I Dicraeosauridae sono un gruppo di sauropodi posti alla base di Diplodocoidea; il membro più celebre di questa famiglia è sicuramente Amargasaurus, dell’Aptiano dell’Argentina, che si è conquistato la notorietà grazie alle apofisi delle spine neurali che erano estese in vere e proprie spine lungo il collo, rendendo il suo profilo immediatamente riconoscibile. Dicraeosaurus è il genere che dà il nome alla famiglia ed è stato dissotterrato nelle celebri spedizioni tedesche negli anni Dieci del ‘900 nella formazione Tendaguru (attualmente Tanzania), che hanno restituito altri dinosauri celebri come Kentrosaurus e Giraffatitan (all’epoca ritenuto una seconda specie di Brachiosaurus). Due specie sono state assegnate al genere Dicraeosaurus: D. hansermanni e D. sattleri. Paragonando il modello GR Toys a skeletal di Slate Weasel, sembra che lo scultore si sia ispirato alla prima specie.

Nessuna delle due specie di Dicraeosaurus preserva un cranio completo, ma possiamo ritenerci fortunati ad averne i resti parziali: i crani dei sauropodi, infatti, sono fragili in confronto al resto dello scheletro, e spesso non sopravvivono ai processi tafonomici che precedono la fossilizzazione. In ogni caso, possediamo abbastanza del cranio di Dicraeosaurus da avere una buona approssimazione dell’aspetto che doveva avere, e nonostante le piccole dimensioni – il cranio del modello è lungo un centimetro e mezzo – le sue proporzioni sembrano rispettate. Rispetto ad altri Flagellicauda come Diplodocus e Apatosaurus, Dicraeosaurus presentava un muso più stretto, meno squadrato, indice probabilmente di una maggior selettività nell’alimentazione. Studi effettuati sulle microscalfitture di denti attribuiti a Dicraeosaurus sembrano indicare una preferenza per cibo più coriaceo rispetto a quello preferito dai suoi parenti Diplodocidae, ed è possibile che la sua dieta includesse anche semi, coni e parti legnose delle piante. Sulla punta del muso è possibile vedere un “becco” corneo: la presenza di un simile tegumento è stata ipotizzata per il Macronaria Camarasaurus, ma sembra essere possibile anche per il Diplodocidae Galeamopus, quindi la presenza di questo tratto nel Dicraeosaurus GR Toys indica attenzione per le ricerche più recenti.

Non è mia abitudine partire con il sottolineare gli aspetti negativi di una figura, tuttavia, se procediamo seguendo un certo ordine, è inevitabile subito dopo la testa parlare del collo. Mettendo a confronto il modello GR Toys con i sopraccitati skeletal, appare evidente che il collo ha una lunghezza eccessiva per essere riferibile ad una o l’altra delle due specie. Questo tratto è consistente con skeletal di Dicraeosaurus realizzati da altri autori, quindi si tratta con ogni probabilità di una svista dello scultore. Si può ammettere, infatti, che la lunghezza del collo tragga in inganno per via della sua curvatura (l’animale è voltato leggermente verso sinistra), ma anche in questo caso il collo dovrebbe risultare più corto, non più lungo! Il collo di Dicraeosaurus era inoltre assai particolare – anche se non quanto quello del suo parente Amargasaurus – con spine neurali biforcate che si inclinavano posteriormente fino a circa metà della sua lunghezza, per poi inclinarsi anteriormente. Tali vertebre erano espanse verticalmente e raggiungevano un’altezza pari alla lunghezza del cranio. Con questo dettaglio in mente, non sarebbe stato sgradito aggiungere un po’ di volume in più al collo, per evidenziare questa caratteristica della creatura.

Il corpo del Dicraeosaurus GR Toys è relativamente standard per il gruppo, con una sezione trasversale sorprendentemente stretta quando visto frontalmente: questi sauropodi erano nettamente più sottili di – ad esempio – certi Titanosauria di taglia paragonabile. Quest’anno è stato descritto un fossile eccezionale che ha permesso di conoscere nel dettaglio il tegumento di un giovane esemplare di Diplodocidae (è riferito a Diplodocus); il modello GR Toys è stato probabilmente scolpito ben prima della pubblicazione dell’articolo, e per certi versi ricorda la texture del Carcharodontosaurus commercializzato dalla stessa azienda: squame più grosse lungo la colonna vertebrale e più piccole lungo i fianchi. Solo il lato inferiore differisce, perché l’addome e la base della coda presentano squame più grandi, quadrangolari, mentre il lato inferiore del collo e del resto della coda è più liscio. Ai lati del collo, sulle spalle, lungo i fianchi e alla base della coda la pelle forma grinze che enfatizzano la leggera torsione a cui è soggetto l’animale e sono esteticamente accattivanti, mentre – probabilmente per la medesima ragione – sul lato sinistro di spalla, dorso e coda la pelle è profondamente incisa. Uno studio del 2020 (Vidal et al.) ha proposto un’interpretazione differente da quella tradizionale della postura dei sauropodi, ma i cambiamenti per Dicraeosaurus sono meno drammatici che per altri taxa (altri sauropodi mostrano una postura più verticale per via dell’orientazione ad angolo acuto del sacro, ma Dicraeosaurus ha le vertebre presacrali orientate ad angolo ottuso che “neutralizzano” questo cambiamento), con una postura neutrale del collo orientata verso il terreno, come si vede nel modello GR Toys. Dicraeosaurus presentava alte spine neurali nella regione dorsale, ma invece di ricostruirlo con una “vela” come sarebbe probabilmente stato fatto nel secolo scorso, lo scultore ha scelto l’approccio moderno e sepolto le spine neurali sotto i tessuti.

Gli arti anteriori mostrano cinque dita, di cui solo il primo è fornito di artiglio. I sauropodi non macronari avevano grandi artigli, forse usati per la difesa. Con questa caratteristica in mente e data la scarsità di impronte fossili che ne mostrano traccia, alcune ricostruzioni hanno preso a mostrarli sollevati dal terreno, in maniera da evitare che venissero smussati. Il modello GR Toys ha l’approccio tradizionale, con l’artiglio che poggia a terra. Il piede presenta cinque dita, ma la scultura non è delle più fini e – anche a causa di una colorazione più chiara sulle punte delle dita che non riesco a capire se sia un’applicazione voluta oppure sia dovuta allo sfregamento subito dal modello durante il trasporto – è difficile distinguere gli artigli. Questa colorazione più chiara fa sembrare le dita fornite di artigli smussati e tutti uguali, progressivamente più piccoli, mentre invece dovrebbe avere grandi artigli curvi solo sulle tre dita più interne.

La coda di Dicraeosaurus è appropriatamente lunga e a forma di frusta, come dovrebbe essere in un membro dei Flagellicaudia (il gruppo che contiene Dicraeosauridae e Diplodocidae). Si può criticare che non avrebbe guastato una scultura più fine nella punta della coda (ci sono riuscite Battat e Safari con i rispettivi Amargasaurus, entrambi decisamente più piccoli) e soprattutto che la base della coda dovrebbe essere più spessa, per ospitare i grossi muscoli destinati a muoverla lateralmente e contemporaneamente a fornire la spinta all’animale. A causa del suo spessore, la coda è l’unica parte del modello ad essere relativamente flessibile.

Seppure non sia elaborata come quella del Carcharodontosaurus pubblicato in precedenza, il lavoro di pittura nel Dicraeosaurus GR Toys è davvero ben fatto, anche se un po’ mi dispiace che il giallo sul dorso non sia evidente come nelle foto promozionali. Come per gli altri modelli di questa marca, suggerisco prudenza nel maneggiarlo, dato che è piuttosto facile staccare schegge di colore. Il modello ha un femore lungo circa 4 cm, il che lo colloca in scala 1:30, la stessa del Carcharodontosaurus GR Toys.

Seppure con qualche incertezza, il Dicraeosaurus GR Toys è una degna rappresentazione di questo genere e sicuramente un’opportunità praticamente unica di aggiungere un sauropode relativamente ben conosciuto dalla scienza alla propria collezione.

Bibliografia:

Gallagher T.; Poole J.; Schein J.P. (2021). Evidence of integumentary scale diversity in the late Jurassic Sauropod Diplodocus sp. from the Mother’s Day Quarry, Montana. PeerJ, 9, e11202. https://doi.org/10.7717/peerj.11202

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Vidal D.; Mocho P.; Aberasturi A.; Sanz J.; Ortega, F. (2020). High browsing skeletal adaptations in Spinophorosaurus reveal an evolutionary innovation in sauropod dinosaurs. Scientific Reports. 10. 10.1038/s41598-020-63439-0.

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