CHILANTAISAURUS TASHUIKOUENSIS (Vitae, 2016 regular – 2020 1:35 Scenario Set)

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Vi è mai capitato di essere in un museo, notare un modello in scala di un dinosauro e desiderarne una copia? Con il Chilantaisaurus Vitae potete farlo! Ma andiamo con ordine. Chilantaisaurus fa parte della linea di modelli Vitae di medie dimensioni rilasciati nel 2018; dopo la momentanea sparizione della ditta, nel 2020 è stato commercializzato nuovamente in tre versioni: cheap (con una pittura semplificata), regular (come la versione del 2018) e Deluxe (in una scatola di cartone e comprendente una base). Per dettagli sulla confezione, vi rimandiamo alla recensione del Sinraptor.

Versione Deluxe (foto di Matteo Melita)

Nonostante sia stato descritto nel 1964, per via dell’incompletezza dei fossili e della combinazione di caratteri che mostra Chilantaisaurus tashuikouensis rimane uno di quei teropodi misteriosi di cui i paleontologi non sanno benissimo cosa fare: oggi lo si ritiene un megaraptora o un carcharodontosauridae. Ad ogni modo, si tratta di un animale imponente: ha un femore di 119 cm e un omero da 58 cm, uno degli omeri più grandi tra i teropodi – escludendo forme come Deinocheirus e Therizinosaurus (Molina-Pérez & Larramendi, 2016). Sorprende leggere quindi sulla confezione del modello “1:35 Scenario Set”, la stessa dicitura degli altri Vitae, quando è uno dei modelli più piccoli della serie.

Ma ricordate che avevo detto che acquistando questo modello avete in mano la replica di una statua esposta in un museo? Il museo è il Zhejiang Natural History Museum, Cina, ma non è necessario viaggiare tanto per vedere la statua: basta andare sulla pagina facebook di Cheung Chung Tat, che l’ha scolpita così come ha scolpito tutti i Vitae. Dopo aver dedicato alla statua la debita attenzione, è possibile che lo sguardo si sposti sulla didascalia: scala 1:6, lunghezza 100 cm. Una semplice operazione matematica ci dice che l’animale rappresentato, quindi, misura solo sei metri. Ma è improbabile che queste fossero le dimensioni di Chilantaisaurus: per fare un raffronto, il femore di AMNH 290, un Allosaurus lungo più di nove metri, è 1/5 più corto (98 cm).

Nella stessa regione in cui è localizzato il museo, però, sono venuti alla luce i resti fossili di un altro teropode assegnato al genere Chilantaisaurus: “Chilantaisaurus” zheziangensis. Perché le virgolette? Sembra che – qualunque cosa sia di preciso C.tashuikouensis – “C”.zheziangensis non gli somigli poi molto e che, anzi, sia un Therizinosauridae (Hartman et al., 2019). Cosa più importante, i resti incompleti farebbero pensare ad un animale decisamente più piccolo, sui 5-6 metri. E se mettiamo il Chilantaisaurus Vitae in scala 1:25-1:26 (quella che sembra la vera scala dei Vitae, invece dell’1:35 annunciato sulle scatole), risulta effettivamente un animale da 5-6 metri! Quindi ecco cosa abbiamo concluso: probabilmente i committenti del museo chiesero a Cheung Chung Tat di scolpire Chilantaisaurus, ma basandosi su pubblicazioni datate o semplicemente dimenticandosi di informare l’artista che “C”. zheziangensis condivideva con C. tashuikouensis soltanto il nome.

Per ricostruire Chilantaisaurus Cheung Chung Tat si è basato sullo skeletal di Neovenator di Scott Hartman: la scelta del genere è buona, considerando che se Chilantaisaurus risultasse un Carcharodontosauridae, si troverebbe piuttosto vicino a Neovenator e che all’epoca anche i Megaraptora erano ritenuti imparentati con questo genere (Benson et al. 2010); peccato solo che, per questo motivo, siano stati utilizzati per riempire i buchi nello skeletal e che quindi il lavoro di Hartman risulti una chimera di Neovenator e Megaraptora vari (l’aspetto di Neovenator se viene ricostruito utilizzando solo Carcharodontosauridae è un po’ diverso). Simili problemi sono purtroppo comuni quando si ricostruisce un animale incompleto dalle parentele non del tutto chiare, quindi non si può farne una colpa a Cheung Chung Tat.

Il cranio del modello segue fedelmente lo skeletal di Hartman. La pelle appare praticamente liscia al tatto, un fatto che – se teniamo conto delle dimensioni delle squame associate ai teropodi – può passare per “poco dettagliato” ma al contrario è probabilmente più accurato di scolpire ogni singola squama facendola dieci volte più grande pur di renderla visibile. Sono presenti delle rugosità in corrispondenza del lacrimale e del postorbitale (dove i Carcharodontosauridae tendono ad avere coperture cheratinose), e una fila di squame più grosse corre giù per il postorbitale fino allo jugale, delimitando il margine posteriore dell’orbita. I denti, pur non essendo scolpiti singolarmente, sono realizzati con cura e il colore rosato tra l’uno e l’altro simula il tessuto del cavo orale e aiuta a dissimulare il fatto che si tratta di un blocco unico. L’interno della bocca è scolpito con la cura che abbiamo imparato ad attenderci dai modelli Vitae: il palato è piatto e sono presenti le coane, anche se sono difficili da scorgere in quanto poco infossate e coperte dalla vernice lucida.

Lungo il collo iniziamo a distinguere i tre modi in cui sono state scolpite le squame in questa figura: ci sono aree dove il modello è liscio e sono scolpite solo le pieghe di pelle – come sull’addome – probabilmente per indicare aree dove le squame erano troppo piccole per essere rese; la maggior parte del corpo è coperta da un finissimo lavoro di scultura; file multiple di squame, infine, partono dalla nuca e arrivano fino alla fine della coda: non abbiamo prove di strutture del genere in Allosauroidea, ma all’epoca in cui è stato realizzato il modello erano un meme artistico per altri teropodi (Carnotaurus) che non era ancora stato falsificato (Hendrickx & Bell, 2021).

Come per tutta la linea Vitae, non c’è traccia di shrinkwrapping nel corpo del Chilantaisaurus: la scapola è ben nascosta dentro i tessuti, il piede pubico non sporge, la coda è spessa e l’ileo si distingue solo grazie ad una fila di squame rilevate poste al di sopra di esso. Una delle poche caratteristiche esteriori di cui possiamo essere certi dai resti fossili è che Chilantaisaurus possedeva un grosso artiglio sul primo dito della mano, paragonabile in dimensioni a quello di Baryonyx (anche se Chilantaisaurus era un animale più grande, quindi l’artiglio è proporzionalmente più piccolo) (Gasca et al. 2018): ne fa sfoggio anche il modello Vitae. Da notare anche come – correttamente per la maggior parte dei teropodi – il primo dito sia più corto ma sfoggi l’artiglio più grande, il secondo sia più lungo e il terzo di lunghezza intermedia tra i due.

A colpire subito della statua di Cheung Chung Tat sono i colori: sul corpo color sabbia contrastano vivamente le striature blu e azzurro acceso. Un lavoro certosino è stato fatto nel riportarle anche nel modello: sono tanto caratteristiche da essere presenti sia nella regular sia nella deluxe, lasciando quasi monocromatica solo la cheap. La versione regolare ha inoltre un drybrush di una tonalità più scura del fondo nella parte superiore del corpo, per evidenziare le squame, lasciando i fianchi e il lato inferiore del colore di fondo. La versione deluxe, invece, presenta i fianchi e il lato inferiore colorati di una tonalità avorio. La base, presente solo nella versione deluxe, mostra un terreno disseccato, con crepe nel fango e due piccole piante. Vi rimandiamo alla recensione del Sinraptor per dettagli delle basi Vitae, specificando solo che anche Chilantaisaurus presenta un magnete (sotto il piede sinistro).

In conclusione, possono essere dubbi su cosa rappresenti effettivamente il modello, ma non sul fatto che il Chilantaisaurus Vitae rappresenti un oggetto di pregio e una rara opportunità di possedere una riproduzione che può veramente dirsi museale.

Bibliografia:

Benson R.B.J.; Carrano M.T; Brusatte S.L. (2010). A new clade of archaic large-bodied predatory dinosaurs (Theropoda: Allosauroidea) that survived to the latest Mesozoic. Naturwissenschaften. 97 (1): 71–78

Gasca J.M.: Díaz-Martínez I.; Moreno-Azanza M.; Canudo J.I.; Alonso A. (2018) A hypertrophied ungual phalanx from the lower Barremian of Spain: Implications for the diversity and paleoecology of  Spinosauridae (Theropoda) in Iberia. Cretaceous Research. 84, 141-152.

Hartman S.; Mortimer M.; Wahl, W.R.; Lomax, D.R.; Lippincott, J.; Lovelace, D.M. (2019) A new paravian dinosaur from the Late Jurassic of North America supports a late acquisition of avian flight. PeerJ. 7:e7247. DOI: 10.7717/peerj.7247

Hendrickx C.; Bell P.R. (2021) The Scaly Skin of the abelisaurid Carnotaurus sastrei (Theropoda: Ceratosauria) from the Upper Cretaceous of Patagonia. Cretaceous Research. 128, 104994

Molina-Pérez R.: Larramendi A. (2019) Dinosaur Facts and Figures: The Theropods and Other Dinosauriformes. Princeton University Press. 288 pp.

theropoddatabase.com/Therizinosauroidea.htm#Chilantaisauruszheziangensis

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