BARYONYX (Safari LTD, 2021)

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Ci sono dinosauri che sembrano destinati a rimanere nell’ombra dei loro parenti. È il caso di Baryonyx, che aveva conseguito una grande popolarità dopo la sua descrizione e fino al nuovo millennio per via del suo aspetto, diverso da quello di qualsiasi teropode conosciuto finora, ma che si è visto sostituire nell’immaginario collettivo da Spinosaurus dopo l’apparizione di quest’ultimo in Jurassic Park 3: in grado di rivaleggiare in lunghezza – se non in stazza – con Tyrannosaurus e con le spine neurali più lunghe di qualsiasi dinosauro, Spinosaurus ha catturato l’immaginazione nel pubblico. Finalmente, nel 2018, anche Baryonyx è apparso in Jurassic World: Fallen Kingdom… Cioè, all’incirca. Alcuni giurano che ci fosse Baryonyx, io ho visto solo un clone di Dinocroc. Per quanto la ricostruzione fosse pessima, però, la comparsa ha contribuito a riaccendere l’interesse per questo animale, che nel giro di un paio d’anni s’è visto riprodurre da Schleich, per ben due volte da Collecta (nella serie regolare e in quella Deluxe) e infine da Safari LTD. Safari LTD si avvale della scultura di Doug Watson, uno scultore che presta molta attenzione al lato scientifico. Non c’è da sorprendersi, dunque, se a questo proposito ci sia ben poco da criticare nel suo Baryonyx.

Un cranio completo di Baryonyx – o, se è per questo, di Spinosauridae – non è mai stato ritrovato: per ricostruirlo, dunque, i paleontologi hanno utilizzato l’inferenza filogenetica (un principio in base al quale le parti mancanti vanno basate sulle specie più vicine, e poi via via quelle più lontane), ottenendo un risultato che – se non certo – è almeno plausibile, fino al ritrovamento di nuovi fossili. È sicuramente da apprezzare la vitalità che lo scultore è riuscito a conferire a Baryonyx: mentre altre ditte propongono mostri ghignanti, il Baryonyx Safari – a partire dall’occhio simile a quello di un uccello e per finire con il tegumento degli angoli della bocca – ricorda un animale reale. Ma andiamo con ordine. Gli Spinosauridae sono celebri per il muso “da coccodrillo” che presentano (un termine improprio, perché l’allungamento della porzione anteriore del cranio è comune a molti predatori di animali acquatici), con un rostro costituito da solido osso per meglio resistere alle tensioni e narici arretrate. Sorprende, dunque, che Doug Watson abbia scolpito le narici così vicine alla punta del muso: come lo scultore ha spiegato, però, si è basato sullo studio di Witmer (2001), che a partire dalle specie attuali mostrano come la narice occupi quasi invariabilmente la porzione più frontale della finestra nasale. Il rostro di Baryonyx presenta una rosetta di denti subito davanti ad uno spazio vuoto (detto subnarial gap e comune, in varia misura, a tutti i teropodi); seguono otto denti nel mascellare. Anche se il fossile di Baryonyx presenta effettivamente gli alveoli per un numero limitato di denti, è improbabile che fossero così pochi (il suo parente Suchomimus presenta un rostro più completo e 22 denti mascellari), quindi la si può considerare una licenza artistica per via delle limitate dimensioni del modello, anche se in passato la Safari si è dimostrata in grado di scolpire dentature migliori su modelli di taglia analoga.

Prima dell’orbita, raggiungiamo l’angolo della bocca: anche se siamo abituati a vedere dinosauri spalancare le mascelle fino all’articolazione, è in realtà più probabile che, come negli arcosauri attuali, il tessuto coprisse e parzialmente limitasse il movimento: “guance” simili si osservano ad esempio negli uccelli attuali il cui becco non raggiunge gli angoli della bocca, come alcuni avvoltoi del Nuovo Mondo. La questione delle labbra nei teropodi è dibattuta – e negli Spinosauridae ancora di più, quindi l’assenza di questo tipo di tegumento nel modello Safari non costituisce un problema, al di là delle preferenze personali. Una caratteristica che invece molte ricostruzioni presentano, ma non il Safari, è una sacca golare a mo’ di pellicano: la cinesi cranica degli Spinosauridae, però, era nettamente inferiore a quella degli uccelli moderni, quindi è più prudente immaginarlo senza. L’occhio è segnato da una macchia più scura e proprio davanti si innalza la cresta nasale, una caratteristica – tra gli altri – degli Spinosauridae che però viene spesso dimenticata (per dire, né lo Spinosaurus di Jurassic Park 3 né il Baryonyx di Fallen Kingdom la presentano). Un’analisi condotta sul neurocranio dello Spinosauridae Irritator mostra, sulla base dei canali semicircolari dell’orecchio, che il cranio non era mantenuto orizzontale, ma inclinato di circa 20°: un tratto riprodotto in questo modello. Questo tratto è stato confermato da due Baryonychinae recentemente descritti, Ceratosuchops e Riparovenator (Barker et al. 2021). Questi due nuovi animali mostrano anche delle bozze ossee piuttosto prominenti e rugose attorno alle ossa orbitali, indice di una probabile copertura di cheratina, ma il Baryonyx Safari è ovviamente stato realizzato prima della loro descrizione e quindi non può essere criticato per l’assenza di questo tratto. Le aperture uditive sono situate nella giusta posizione.

Il corpo del Baryonyx Safari è adeguatamente robusto e il piede pubico è nascosto all’interno dei tessuti dell’addome. La cloaca appare nella posizione corretta, subito dietro l’ischio. Si è affermata una certa tendenza di ricostruire gli Spinosauridae con spine cornee (impossibile provare la loro presenza o assenza) o osteodermi (dei quali invece non c’è traccia, e se ci fossero lo sapremmo, perché fossilizzano esattamente come le ossa) per enfatizzare la loro superficiale rassomiglianza con i coccodrilli. Il Baryonyx Safari va in controtendenza e, in una boccata d’aria fresca, presenta un dorso liscio, ornato solo da piccole squame che, per quanto probabilmente troppo grandi date le dimensioni millimetriche del tegumento dei teropodi noto, sono nondimeno piuttosto convincenti e nient’affatto fastidiose. La pelle forma pieghe sul collo, lungo i fianchi e alla base della coda ,che rendono in maniera plausibile l’idea di movimento dell’animale. Visto dall’alto, il modello è molto stretto, con un bacino sorprendentemente sottile: la gran parte dei teropodi è davvero sottile quando vista frontalmente, quindi il dettaglio è esatto. La base della coda, invece si gonfia per via dei caudofemorali: anche se qualsiasi paleontologo vi dirà che non ci sono mai abbastanza caudofemorali, è sempre meglio rispetto a non includerli per niente. Prima o poi vedremo più teropodi con code pressoché circolari. La curva della coda, comunque, è assai naturalistica e non presenta quell’andatura sinuosa tanto cara a certe ricostruzioni ma che sarebbe difficile da ottenere con la flessibilità della coda di un teropode. Una vertebra dorsale ipertrofica in maniera similare a quelle di Suchomimus era stata popolarmente riferita a Baryonyx ed è la ragione per ricostruzioni con spine neurali allungate (come il Papo o il Collecta); tuttavia, la recente descrizione di due nuovi Spinosauridae britannici rende impossibile riferire la spina neurale ad una specie precisa, quindi la ricostruzione Safari dalle spine neurali più corte è altrettanto valida (la colonna vertebrale di Baryonyx è decisamente incompleta).

Sulle zampe anteriore si vede il famoso artiglio che dà il nome all’animale. A differenza degli artigli di altri teropodi, triangolari in sezione, quello di Baryonyx era appiattito lateralmente, a foggia di falce (simile in questo a quello presente sulla mano di Megaraptor e sul piede dei Dromaeosauridae). In più, era fortemente incurvato: nonostante alcune ricostruzioni, come il Papo, lo mostrino piuttosto dritto, si può usare il termine “uncinato” senza timore di smentita – e questo senza tenere in considerazione la cheratina, che avrebbe allungato la falange ossea. La lunghezza delle tre dita è rispettata nella zampa sinistra, con il primo dito più corto, seguito dal terzo e il secondo più lungo, mentre in quella destra il terzo dito sembra più corto del secondo. Un peccato, sarebbe bastata un po’ di attenzione in più. Né sulle zampe anteriori né su quelle posteriori sono presenti gli scuti, che fino a poco tempo fa costituivano un meme artistico ma di cui è stata ritrovata traccia nell’Allosauridae Concavenator.

La colorazione è piuttosto semplice e al momento della pubblicazione del modello ci sono state alcune lamentele per la percepita somiglianza con il Baryonyx Favorite, uscito qualche anno prima. I due modelli in effetti si somigliano, ma probabilmente si tratta di una casualità, dato che la livrea non è particolarmente appariscente in nessuno dei due. Si consiglia comunque una certa cautela nel maneggiarlo, perchè ultimamente Safari utilizza una pittura facile a danneggiarsi. Anche la plastica sembra più rigida e fragile che in passato: non dovrebbe essere un problema per un collezionista, ma potrebbe costituire un freno all’acquisto casomai il destinatario fosse un bambino.

Più di dieci anni di Baryonyx Safari (confronto con il Carnegie, 1997)

Il modello è in scala 1:30 per l’olotipo (NHM R9951), e per una fortunata coincidenza appare in scala con altri due dinosauri (probabilmente) suoi coevi, Neovenator e Mantellisaurus realizzati da Collecta: esponendoli fianco a fianco si può realizzare un simpatico display dell’Inghilterra nel Barremiano.

In conclusione, pur con qualche minima imprecisione, il Baryonyx Safari è una delle migliori rappresentazioni di questo peculiare teropode sul mercato e, per i 15 euro richiesti dalla maggior parte dei negozi, è un acquisto più che consigliato!

Bibliografia

Barker C.T.; Hone D.; Naish D.; Cau A.; Lockwood J.; Foster B.; Clarkin C.; Schneider P.; Gostling N. (2021). New spinosaurids from the Wessex Formation (Early Cretaceous, UK) and the European origins of Spinosauridae Scientific Reports. 11 (1): 19340. doi:10.1038/s41598-021-97870-8.

Charig A. J.; Milner A. C. (1997) Baryonyx walkeri, a fish-eating dinosaur from the Wealden of Surrey Bulletin of the Natural History Museum of London 53: 11–70.

Ortega F.; Escaso F.; Sanz J.L. (2010). A bizarre, humped Carcharodontosauria (Theropoda) from the Lower Cretaceous of Spain (PDF). Nature. 467 (7312): 203–206 doi:10.1038/nature09181.

Schade M.; Rauhut O. W. M.; Evers S. W. (2020). Neuroanatomy of the spinosaurid Irritator challengeri (Dinosauria: Theropoda) indicates potential adaptations for piscivory Scientific Reports. 10 (9259): 1613–1616.

Sereno P.C.; Beck A.L.; Dutheil D.B.; Gado B.; Larsson H.C.E.; Lyon G.H.; Marcot J.D.; Rauhut O.W.M.; Sadleir R.W.; Sidor C.A.; Varricchio D.D.; Wilson G.P; Wilson J.A. (1998). A long-snouted predatory dinosaur from Africa and the evolution of spinosaurids Science. 282 (5392): 1298–1302

Witmer L.M. (2001) Nostril position in dinosaurs and other vertebrates and its significance for nasal function. Science 293(5531):850-3. doi: 10.1126/science.1062681.

L’autore desidera ringraziare Dan Folkes, le cui osservazioni su Baryonyx si sono rivelate indispensabili nello scrivere questa recensione.

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