Ankylosaurus (PNSO, 2019)

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Pur essendo il genere che dà il nome alla famiglia Ankylosauridae, Ankylosaurus magniventris è molto meno conosciuto di quanto i paleontologi vorrebbero. La mancanza di un fossile con gli osteodermi articolati in situ previene una ricostruzione certa e a questo va ad aggiungersi la tendenza di generalizzare gli Ankylosauridae: sfogliando una qualsiasi enciclopedia per bambini sui dinosauri si ha l’impressione che fossero praticamente tutti uguali e quest’impressione è presente anche nei modellini, che spesso sono basati su Scolosaurus cutleri qualunque sia l’animale da ricostruire o che realizzano strani ibridi, come il modello Papo. Nel caso peggiore, l’anatomia dell’animale risulta completamente inventata: ti fischiano le orecchie, saga di Jurassic Park? Nel 2019 PNSO produsse il proprio Ankylosaurus, il primo modello della loro serie economica. Si assicurò un grande risalto perché, ad una frazione del costo dei precedenti prodotti, era possibile portarsi a casa la più accurata statuina a basso costo di Ankylosaurus finora realizzata.

Esaminando il cranio è subito evidente il livello di dettaglio del modello PNSO: è possibile comparare gli osteodermi (quelli cranici sono detti caputegula) con quelli di un esemplare fossile (AMNH 5214), almeno i più grandi. Partendo dalla parte laterale e posteriore del cranio, si possono contare il corno squamoso e quindi quattro osteodermi, esattamente come nel fossile (dando per scontato che il caputegulum supranariale sia celato dal becco). Appaiono anche grossomodo della forma giusta, con il caputegulum sopraorbitale posteriore più grande. Nell’area nucale sono allineati quattro osteodermi. Il dettaglio del modello PNSO è troppo piccolo per distinguere i vari tipi di caputegula del tetto cranico, tuttavia si nota come comincino correttamente oltre una linea immaginaria che congiunge i caputegula sopraorbitali posteriori. Subito sopra il becco corneo si osserva in posizione centrale il grosso caputegulum medionasale. Lo stesso si può dire della visione laterale del cranio, anche se il corno quadratojugale è probabilmente troppo piccolo. Uno dei caratteri diagnostici (apomorfie) di Ankylosaurus è il fatto che la narice non si trova in posizione frontale, come negli altri anchilosauri, ma laterale. Arbour & Mallon (2017) notano che potrebbe trattarsi di un adattamento allo scavo, forse per recuperare alimenti altrimenti inaccessibili (es. tuberi) disseppelliti con i potenti arti anteriori.

Modificato da Abour & Mallon (2017)

La punta del muso termina in un largo becco corneo che avrebbe permesso ad Ankylosaurus di nutrirsi in maniera di un’ampia varietà di materiale vegetale. Sembra che la forma del becco forse più adatta ad un’alimentazione selettiva rispetto ad – per esempio – Euoplocephalus. Nel corso degli anni sono state formulate diverse teorie sull’alimentazione degli Ankylosauridae, alcune che li vorrebbero mirmecofagi, ma esulano dal commento del modello PNSO. Tuttavia si può sottolineare che, come la statuina si presta in un diorama ad essere posta davanti ad un cespuglio di cui si starebbe alimentando, la sua posa è altrettanto adatta a sfruttare un termitaio. Alla fantasia degli utenti l’utilizzo migliore.

Modificato da Arbour & Mallon (2020)

Nel 2014 Arbour propose una nuova disposizione degli osteodermi di Ankylosaurus, a tutt’oggi la più aggiornata, e questo modello è il primo a seguirla, a differenza – ad esempio – del praticamente coetaneo Safari. Visto dorsalmente, Ankylosaurus avrebbe posseduto due mezzi anelli cervicali, con sei osteodermi ciascuno. Il modello PNSO correttamente mostra sei osteodermi in entrambi gli anelli cervicali, ma l’osteoderma più esterno del primo anello (ammesso che sia quello) mostra una strana posizione intermedia tra i due anelli e una forma dissimile da quanto appare negli skeletal. Nella ricostruzione di Arbour & Mallon, il torso di Ankylosaurus presenta quattro osteodermi nelle prime due fila trasversali e sei dalla terza alla sesta. Il modello PNSO ha aggiunto due ulteriori osteodermi nella settima fila. Dalla settima (ottava per il modello PNSO) gli osteodermi tornano ad essere quattro per fila. Una disposizione con cinque file da sei osteodermi è visibile in uno skeletal di GetAwayTrike, ma anche questo skeletal presenta solo sette file di osteodermi dorsali, anziché otto come il PNSO. Sembra che lo scultore PNSO abbia aggiunto una fila di osteodermi.

Skeletal da Arbour & Mallon (2017), sinistra; GAT (2018), centro; modello PNSO. Gli skeletal non sono in scala

Al di sotto della linea dei fianchi, lo skeletal di GAT presenta tre file di osteodermi che non si estendono fino all’arto posteriore, mentre il modello PNSO ne mostra tre che si estendono all’arto posteriore. La ricostruzione di GAT ha solo due grossi osteodermi sulla parte superiore dell’arto anteriore, mentre nel PNSO sono tre, e una “manica” di osteodermi che ricorda gli Ankylosauridae asiatici lungo l’avambraccio, che nel modello PNSO no sono presenti. Rispetto ai nodosauri, gli anchilosauri riducono il numero di dita negli arti posteriori, passando rispettivamente da quattro a tre, mentre mantengono cinque dita negli arti anteriori – come fedelmente riportato nella statuina PNSO.

Skeletal modificato da GAT, 2018

Lo skeletal di Arbour & Mallon presenta nove file di osteodermi caudali, mentre quello di GAT solo otto. Il modello PNSO è congruente con quello di Arbour & Mallon, con nove file di osteodermi. Nonostante Ankylosaurus sia il più grande Ankylosauridae noto, la sua mazza caudale non è eccessivamente grande, soprattutto se confrontata in proporzione con quella enorme di Anodontosaurus lambei. La ricostruzione a cui ci hanno abituato i libri divulgativi è quella di due semisfere ossee, ma si tratta di una generalizzazione basata su specie affini: la mazza di Ankylosaurus è conosciuta e ha una forma a canestro, più in linea con la maggioranza degli Ankylosauridae. La mazza è correttamente formata da due osteodermi più grandi e due più piccoli. Nella mazza caudale si può osservare anche l’unico vero errore del modello PNSO: la punta della coda è orientata verso il basso, probabilmente a suggerire il grande peso della struttura, ma questa configurazione è impossibile: le vertebre terminali della coda degli Ankylosauridae forniti di mazza erano fuse tra loro e irrigidite a formare il “manico” dell’arma e non avrebbero potuto piegarsi in quel modo neanche volendolo. Tuttavia è un problema facilmente risolvibile scaldando l’estremità della coda nell’acqua calda, riposizionandola come desiderato e quindi immergendola in acqua fredda.

Una delle ragioni del grande successo dell’Ankylosaurus PNSO stava nel dettaglio della scultura e della colorazione. Da un lato l’aspetto “stondato” dell’animale (privo cioè di corna sottili, di artigli affilati, di punte della coda) ha permesso a PNSO di non dover smussare alcun dettaglio per ragioni di sicurezza – fatto che può risultare fastidioso, ad esempio, nei modelli Safari – dall’altro, invece, essendo il primo modello della loro linea economica, godeva della stessa qualità di colorazione degli altri PNSO – statuine da più di 50 euro. Purtroppo, quest’ultimo pregio è durato poco: come si sa, con l’invecchiare dei modelli le aziende tendono a cercare di risparmiare sulla colorazione – uno dei passaggi più costosi della produzione – a favore dei nuovi rilasci. Inoltre su siti cinesi circola anche la storia che il calo nella colorazione di Ankylosaurus sia dovuto ad un cambio di fabbrica. Qualunque sia la verità, l’Ankylosaurus acquistabile nel 2021 non è in alcun modo sgradevole alla vista, ma presenta una colorazione semplificata rispetto alla ricchezza dell’originale. In particolare, ha subito un lavaggio piuttosto pesante con una vernice grigia, che dà l’impressione che l’animale sia appena uscito da un bagno di fango. Leggo su forum cinesi che grattarla via dovrebbe ripristinare almeno in parte la colorazione originaria, ma non ho avuto il coraggio di compiere questo esperimento. Segnalo inoltre che il modello è più leggero di quanto ci si aspetterebbe. Potrebbe indicare che è cavo all’interno ma, di nuovo, ho preferito evitare una verifica invasiva.

Ankylosaurus acquistato nel 2020 (sinistra) in confronto con una delle prime foto circolate del modello (salvata da dinotoyblog.com/forum, probabilmente proveniente da Tieba Baidu)

In conclusione, a parte alcuni dubbi nella disposizione degli osteodermi – che comunque rimane speculativa – e la posizione errata della parte terminale della coda, l’Ankylosaurus PNSO rappresenta il miglior Ankylosaurus economico disponibile, e le sue cospicue dimensioni (è in scala 1:26 per AMNH 5214, mentre scende a 1:32 per CMN 8880, il più grande esemplare noto) lo rendono un versatile componente di diorami atti a rappresentare la fase terminale del Nordamerica Masstrichtiano, quando conviveva con dinosauri celebri come Tyrannosaurus e Triceratops.

Bibliografia:

Arbour V.M.; Mallon J.C. (2017) Unusual cranial and postcranial anatomy in the archetypal ankylosaur Ankylosaurus magniventris FACETS. 2 (2): 764–794

deviantart.com/getawaytrike/art/Heavy-armored-special-615655175

https://www.deviantart.com/getawaytrike/art/Heavy-armored-special-615655175
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